Monte dei Paschi: Draghi non cambia rotta sulla privatizzazione

25 Febbraio 2021, di Mariangela Tessa

Nessun cambio di marcia sul Monte dei Paschi da parte del governo guidato dal premier Mario Draghi. L’obiettivo resta quello di completare la privatizzazione della banca nei termini pattuiti con le autorità europee. Lo scrive l’agenzia Reuters, che riporta una fonte vicina alla situazione.

L’arrivo del nuovo governo ha alimentato speculazioni sul fatto che Draghi, ex presidente della Banca centrale europea (Bce), potesse utilizzare la sua influenza a Bruxelles per guadagnare tempo e rinviare la privatizzazione di Mps. A quanto pare, questo passo non è in agenda.

La fonte, sentita da Reuters, spiega invece che né Draghi né il ministro dell’Economia, Daniele Franco, intendono cambiare strategia rispetto al precedente esecutivo. Un decreto approvato a ottobre stabilisce che la privatizzazione debba essere completata al più tardi entro metà 2022.

Nessun commento è arrivato da Palazzo Chigi.

Monte dei Paschi:  2,5 mld per rispettare i requisiti patrimoniali

Ricordiamo che il ministero dell’Economia detiene al momento il 64% di Mps dopo il salvataggio da 5,4 miliardi di euro del 2017. Il Monte dei Paschi necessita ora di ulteriori 2,5 miliardi se vuole ripristinare i severi requisiti patrimoniali fissati dalla vigilanza unica europea. L’integrazione con un partner strategico eviterebbe a Mps di drenare sempre più risorse del contribuente italiano.

Trovare un acquirente per il Monte dei Paschi non è certo un compito facile. Nonostante i generosi incentivi preparati dal Tesoro per facilitare l’operazione, la banca è sul mercato da tre anni ma nessun potenziale acquirente sinora ha avanzato offerte.

Mesi fa il Tesoro aveva avviato trattative con UniCredit, ma il cambio ai vertici della seconda banca italiana ha congelato i negoziati. Ora si guarda ad Andrea Orcel, che entrerà in carica come nuovo Ceo di UniCredit da metà aprile, per mettere a punto un possibile matrimonio. Ma al momento non ci sono certezze.

Come scrive Reuters, citando fonti vicine al dossier, senza compratore in vista, i revisori di Mps hanno messo in dubbio la continuità aziendale della banca. Mps punta a garantire che i revisori certifichino il bilancio in tempo utile per il cda di domani, dice in particolare una delle fonti.

2020: ancora un anno in rosso

Nel 2020, le perdite annuali della banca toscana sono aumentate di oltre il 60% a 1,7 miliardi di euro, che portano 23 miliardi di perdite in 10 anni. Otto degli ultimi dieci esercizi si sono chiusi con il segno meno nell’ultima riga del conto economico. Tra il 2011 e il 2017 la banca, che in Borsa capitalizza meno di 1,4 miliardi, ne ha chiesti al mercato 18,5 sotto forma di aumenti di capitale, di cui 5,4 forniti dallo Stato.