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Chi è Michael Bloomberg e qual è il suo programma

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Dopo aver a lungo accarezzato l’idea di scendere in campo per la presidenza degli Stati Uniti, Michael Bloomberg, 78 anni, è pronto a fare il suo debutto alle primarie dei Democratici il prossimo 3 marzo, nel cosiddetto Super Tuesday. Imprenditore di successo, miliardario (è, secondo Forbes, il 12esimo uomo più ricco al mondo) nonché ex sindaco di New York, Bloomberg è entrato nell’affollata partita delle primarie occupando lo stesso spazio politico di Joe Biden e Pete Buttigieg, ovvero quello dei moderati. Già nel 2016 l’ipotesi di una sua candidatura era tutt’altro che lontana; allora, però, Bloomberg decise di farsi da parte per non ostacolare la corsa di Hillary Clinton. Ieri come oggi, sembra essere Bernie Sanders il principale avversario “da sinistra”. Le battaglie del senatore del Vermont sotto il profilo dell’equità sociale sembrano inserirsi con forza in un’America segnata da grandi diseguaglianze. Anche per questo, Bloomberg (“Mike”, per i simpatizzanti) non sì è sottratto dal dare risposte a questo problema: come Biden e Buttigieg, ad esempio, la sua promessa è di alzare il salario minimo a 15 dollari orari.

Bloomberg, la storia

Nato a Boston nel 1942, Michael Bloomberg studia ingegneria elettronica alla Johns Hopkins University e consegue un master in business administration ad Harvard. Gli esordi dell’uomo d’affari nel mondo della finanza sono datati 1973, presso la banca d’affari Solomon Brothers, di cui Bloomberg diviene general partner; un ruolo che manterrà fino al 1981, quando la società viene acquistata e il 39enne perde in essa ogni ruolo. Con i 10 milioni di dollari in azioni della Solomon, di cui Bloomberg era in possesso, l’imprenditore dà il via all’embrione di quello che diventerà un colosso dell’informazione finanziaria, la Bloomberg LP. Il primo nome della compagnia era Innovative Market Systems: un terminale elettronico che consentiva, dietro il pagamento di un canone, la condivisione di informazioni commerciali e grafici in modo rapido. Un servizio che, per la comunità finanziaria, sarebbe potuto diventare uno strumento di lavoro imprescindibile – e per il quale sarebbe stato giustificato pagare anche un abbonamento piuttosto costoso. Nel 1987 la Ims assume il nome Bloomberg LP, un servizio al quale verranno negli anni aggiunti sempre più prodotti – non ultimo il popolare canale d’informazione finanziaria. Ad oggi la Bloomberg impiega 20mila persone. La storia di questo successo imprenditoriale viene ampiamente citata sul sito ufficiale della campagna di “Mike”, compreso il fatto che tutto iniziò da “quattro persone in una stanza con una brocca di caffè”.
La carriera politica di Michael Bloomberg, dopo un’iniziale adesione al partito Democratico, vede il primo importante successo sotto l’egida dei Repubblicani. Al termine di una vittoriosa campagna elettorale, Bloomberg diventa sindaco di New York nel 2002. Un titolo che manterrà per ben undici anni e che accompagnerà la città nella ripresa post-11 settembre e durante la Crisi Finanziaria. A partire dal 2007 l’allora sindaco di New York lascia il partito Repubblicano e assume un posizionamento indipendente. Fra i punti controversi dell’amministrazione Bloomberg a New York è stata ricordata più volte la pratica dello stop and frisk (“ferma e perquisisci”). Ampliata negli anni in cui Bloomberg era sindaco, questa direttiva consente agli agenti di polizia di fermare e “mettere contro il muro” (citazione dell’allora sindaco) i soggetti ritenuti sospetti, con ampi poteri discrezionali. Un provvedimento che finiva per prendere di mira i membri delle minoranze etniche di cui ora Bloomberg vorrebbe farsi portavoce. A distanza di anni, l’ex sindaco si è scusato per gli eccessi dello stop and frisk.

Il programma di Bloomberg

L’aspetto più distintivo della comunicazione di Michael Bloomberg non consiste tanto nella sostanza delle promesse, quanto nel tentativo di mostrare un passato di successi (politici e imprenditoriali) in grado accreditare il 78enne ex sindaco di New York come uomo concreto, che punta ai risultati. In secondo luogo “Mike” si presenta come il candidato in grado di far parlare le diverse parti dell’America di oggi, quella rurale, lavoratrice e quella della borghesia elevata e delle élites – che evidentemente Bloomberg conosce da vicino. Di fatto, anche l’ex sindaco di New York si unisce a Biden e Buttigieg nel fare della lotta alle diseguaglianze una priorità. Il piano, in questo senso, risulta molto dettagliato soprattutto sotto il profilo fiscale.

  • Bloomberg promette di rialzare la corporate tax abbattuta da Donald Trump dal 21 al 28% (comunque sette punti in meno rispetto al 2016).
  • Anche per i redditi personali, l’aliquota più elevata sarà riportata all’era pre-Trump dal 37 al 39,6%.
  • Viene prevista, poi, una tassa aggiuntiva del 5% sui redditi da capitale o lavoro superiori ai 5 milioni annui.
  • In totale, afferma il programma di Bloomberg, il gettito aggiuntivo di queste misure sarà di 5mila miliardi di dollari la cui destinazione sarebbero nuovi investimenti in infrastrutture, istruzione e health care.

E a proposito di investimenti, Bloomberg promette la costruzione di 30 nuovi poli di ricerca e sviluppo sulle tecnologie verdi e la salute pubblica “nelle regioni che hanno più bisogno di buoni posti di lavoro”.
Sul fronte sanità, Bloomberg ricalca lo stesso modello proposto da Buttigieg: un programma di sanità pubblico a prezzi accessibili, cui si aderirebbe per scelta. La sfida è quella di accrescere la concorrenza sulle assicurazioni sanitarie private per calmierarne i prezzi.
Decisamente vago, invece, il programma i politica estera. Mancano del tutto riferimenti precisi alle molteplici sfide in atto sul fronte del commercio con la Cina o sui rapporti con l’Iran.