Primarie Usa, chi è Bernie Sanders e qual è il suo programma

4 Febbraio 2020, di Alberto Battaglia

Quattro anni dopo la dura campagna condotta contro Hillary Clinton, Bernie Sanders, 78 anni, ha ripreso la sua corsa per la Casa Bianca. Fra i maggiori candidati alle primarie del partito Democratico americano, Sanders propone il programma politico più audace in senso progressista. Sanders stesso, in un’intervista rilasciata al Washington Post nel 2015, si era autodefinito un “socialista” convinto che “la società potrebbe essere profondamente diversa”. I cavalli di battaglia di Sanders da allora non sono cambiati: più equità sociale, sanità per tutti, regolamentazioni più stringenti per Wall Street e per le banche. Come vedremo i punti chiave sono molto forti, ma il programma non fornisce molti dettagli sul come realizzare queste proposte in caso di elezione. Una cosa, però, è già certa: in caso di vittoria la gran parte degli osservatori e degli analisti prevede una forte correzione sui mercati, prevedendo una stretta sulla tassazione che comprimerà gli utili aziendali.

Sanders, la storia

Prima di essere eletto come senatore del Vermont, nel 2006, la carriera politica di Sanders era già da tempo avviata. Nato a New York nel 1941, Sanders si laureò in scienze politiche presso l’università di Chicago, passò alcuni mesi presso un kibbutz israeliano al termine degli studi, e successivamente si dedicò diversi lavori “umili”: dal falegname all’assistente sociale. Forte di queste esperienze, Sanders continua proporsi agli elettori come un uomo della “classe lavoratrice”. Trasferitosi nel Vermont nel 1968, affiancò ai suoi lavori un’attività di documentarista. Negli anni giovanili Sanders aveva da subito manifestato le proprie simpatie di sinistra unendosi all’affiliazione del Partito socialista d’America. La carriera politica vera e propria per Sanders, però, cominciò nel 1971, quando si iscrisse al Liberty Union Party, una formazione di chiara ispirazione socialista. Nel 1980 Sanders ottenne la sua prima vittoria politica diventando sindaco di Burlington, il più grande centro del Vermont e città ove attualmente risiede. Alla prima elezione comunale (vinta con soli dieci voti di scarto) sono poi seguiti altri tre mandati biennali. Terminato il mandato di sindaco nel 1989, due anni dopo Sanders fece il primo ingresso nella Camera dei rappresentanti di cui sarà una presenza ininterrotta dal ’91 al gennaio 2007. Inizia così l’ultima fase politica come senatore dei Democratici.

Il programma di Sanders

Facendo leva sulle crescenti diseguaglianze della società americana, Sanders si propone come il portatore di un nuovo equilibrio sociale che rimetta al centro l’equità e gli interessi della “working class”. Sul versante opposto, viene presentato un forte piano di “disciplina” in materia finanziaria. Su questo punto ecco le proposte del senatore del Vermont:

  • “Spezzare” le banche “troppo grandi per fallire” e porre fine alla dottrina troppo “importante per essere incarcerato”.
  • Ripristino della legge Glass-Steagall, che prevede la netta separazione fra le banche d’affari e le banche commerciali.
  • “Controllare la Federal Reserve e renderla un’istituzione più democratica in modo che diventi rispondente ai bisogni degli americani comuni, non solo dei miliardari di Wall Street”.
  • “Limitare la speculazione finanziaria a breve termine con un’imposta sulle transazioni finanziarie”.

Sotto il profilo fiscale, la promessa di Sanders è quella di far pagare alle classi più agiate “una quota più equa di tasse”. Nello specifico:

  • “Abolire le agevolazioni fiscali speciali sulle plusvalenze e sui dividendi a beneficio dell’1% più ricco”.
  • “Aumentare in modo sostanziale l’aliquota fiscale marginale sui redditi oltre i 10 milioni di dollari”.
  • “Chiudere le scappatoie fiscali a beneficio delle società di grandi dimensioni”.

Per gran parte delle promesse elettorali di Sanders sono chiari i principi, ma non i dettagli dell’implementazione. Ad esempio, non viene spiegato in che modo le grandi banche sarebbero costrette a ridimensionarsi per evitare lo status privilegiato del “too big to fail”; oppure, non è chiarito a quanto ammonterebbe l’aliquota sui redditi superiori ai 10 milioni di dollari.

Il programma di politica estera segue lo stesso approccio “per titoli”, mettendo in chiaro però alcuni punti in forte discontinuità con l’amministrazione Trump:

  • “Porre fine al sostegno degli Stati Uniti all’intervento a guida saudita nello Yemen, che ha creato la peggiore catastrofe umanitaria al mondo”.
  • “Aderire di nuovo all’accordo sul nucleare iraniano e parlare con l’Iran su una serie di altre questioni”.
  • “Porre fine in modo responsabile” agli interventi militari in Afghanistan, Iraq e Siria e riportare a casa le nostre truppe”.

Le chance di vittoria di Sanders

 

Secondo la media dei sondaggi elaborata da RealClearPolitics (aggiornata al 4 febbraio), Bernie Sanders ha consolidato il suo secondo posto, staccando l’altra candidata più a sinistra, Elizabeth Warren. Il suo consenso è attualmente al 23,7% contro il 27% di Joe Biden, ritenuto il candidato più solido, e il 15% della Warren. L’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg è dato all’8%.