Mercati, “Sell in May” potrebbe essere posticipato quest’anno

7 Maggio 2018, di Daniele Chicca

Per il momento non c’è nulla da temere. Il detto popolare di Wall Street “Sell in May and go away” potrebbe non avverarsi nel 2018, per lo meno per quanto riguarda la Borsa degli Stati Uniti. Stando agli ultimi sviluppi commerciali e monetari, il mese in corso potrebbe infatti continuare a rappresentare un periodo di crescita per i listini azionari americani.

La fase rialzista non si dovrebbe spegnere prima di giugno, con alcuni commentatori di Borsa e analisti che prevedono che sarà nella seconda parte del 2018 che inizieranno i problemi per i mercati. Le Borse hanno trascorso gli ultimi tre mesi a consolidare i ribassi bruschi visti in febbraio, quando l’incremento inatteso dei salari in Usa aveva fatto temere per un surriscaldamento dell’inflazione dopo un lungo periodo di cosiddetta Goldilocks economy (crescita coordinata globale e inflazione sotto controllo) e per un conseguente ciclo di rialzi dei tassi aggressivo da parte della Federal Reserve.

A questi timori si sono andati ad aggiungere quelli legati alle tensioni crescenti tra la Cina e gli Stati Uniti in ambito di politiche commerciali dopo le minacce reciproche di  imporre dazi sui prodotti importati. Proprio in considerazione di questi due fattori, sono diverse ragioni, tuttavia, per restare ottimisti sul breve termine.

L’ultimo report occupazionale governativo di aprile ha mostrato un raffreddamento dei salari con gli analisti di Wisdom Tree che hanno cercato di spiegare i motivi di un simile andamento delle buste paga all’apparenza insolito visto il contesto di un mercato del lavoro in continuo miglioramento in America.

Un ciclo di strette monetarie eccessivamente aggressivo resta una minaccia e ha in effetti messo fine in passato a fasi rialziste di mercato. Tuttavia proprio il risultato dell’ultimo rapporto occupazionale Usa, da cui è emersa una creazione di posti di lavoro inferiore alle attese per il terzo mese di fila e salari sotto le previsioni, mette fine, almeno per il momento, all’idea di quattro incrementi del costo del denaro quest’anno.

 

Mercati, messi da parte i due principali fattori di rischio

I colloqui di due giorni tra Cina e Stati Uniti si sono conclusi senza un accordo pertanto le tensioni commerciali continuano a rappresentare un rischio, seppure meno immediato di quanto si temesse. Per esempio aiuta il fatto che non ci sia stato un confronto diretto durante gli incontri e si può immaginare che Donald Trump e il suo omologo Xi Jinping continueranno sulla strada del dialogo.

In questi ultimi giorni si è così aperta per i trader rialzisti una finestra di opportunità e l’azionario ha trovato la forza di recuperare terreno. Si può affermare, insomma, che le due principali fonti di preoccupazione dei mercati – guerra commerciale e accelerazione del ritmo delle strette monetarie della – sono parzialmente rientrate. Ciò dovrebbe fornire agli investitori un benvenuto sollievo, permettendo loro di concentrarsi sulla stagione delle trimestrali societarie finora eccellente.

Prima della grande crisi finanziaria del 2008, l’adagio “Sell in May and go away” di solito faceva riferimento alla fine del mese di maggio, ma a giudicare dall’andamento degli ultimi anni, l’impatto stagionale negativo si è visto già alla fine di aprile.