È lo spread che copre la cancellazione dell’ Imu

23 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il saldo Imu di dicembre sulla prima casa non si pagherà, mentre il governo studia come rendere meno onerosa per i redditi più modesti e le famiglie numerose la nuova Tasi sui servizi indivisibili, che nel 2014, di fatto, ne prenderà il posto.

Per dirlo il vice ministro dell’economia, Stefano Fassina, uno che nel Pd si è sempre battuto per non cancellare del tutto l’Imu sulla prima casa, è chiaro che il 16 dicembre nessuno sarà chiamato a versare il saldo.

Il «miracolo» di una copertura da 2,3 miliardi che sembravano impossibili da recuperare in appena un mese e mezzo viene da uno spread più amico del nostro bilancio.

Al Tesoro per quest’anno erano stati messi in conto 90,6 miliardi di interessi sul debito pubblico, calcolati con uno spread intorno ai 300 punti. Che sceso invece di circa 90 punti libererebbe da qui a fine anno 2 miliardi da dirottare a copertura di buona parte del saldo Imu.

Il resto arriverà probabilmente da qualche taglio di spesa mirato o da ritocchi delle accise. I giochi sembrano comunque fatti, tant’è che ieri il Sottosegretario all’economia, Pier Paolo Baretta, ha annunciato che «non c’è spazio per modifiche» al decreto legge che cancella la prima rata Imu in ultima lettura al Senato. V

Vuoi perché il provvedimento scade tra una settimana e vuoi perché, in questa fase di scontro nel Pdl tra “governativi” e “forzisti”, reintrodurre sia pure parzialmente l’imposta sulla prima casa significherebbe esporre Alfano al fuoco di chi nel suo partito non aspetta altro per tentare una nuova spallata al governo.

Risolto il rebus Imu resta però da sciogliere quello sulla Tasi, introdotta dalla legge di stabilità. Oramai è appurato che così com’è disegnata la tassa sui servizi indivisibili non va.

Cancellando detrazioni e franchigie costa infatti più dell’Imu proprio a chi vive in case economiche o popolari, che con reddite modeste, riusciva a pagare poco o nulla con la franchigia di 200 euro. Quindi occorre correre ai ripari. Reintrodurre quella franchigia costa come minimo 2 miliardi. Tanti se si pensa che già si deve provvedere a coprire il colpo di spugna sul saldo Imu.

Ecco allora spuntare una nuova ipotesi. Consentire ai sindaci di portare l’aliquota massima della nuova Tasi anche oltre l’attuale limite del 2,5 per mille. Con un vincolo messo nero su bianco però: vincolare quel maggiore gettito all’introduzione di detrazioni progressive in base al reddito Isee. «Che com’è noto – ricorda il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy – contiene una componente legata al reddito, una al patrimonio e l’altra al numero dei familiari». Un mix che fa contenti tutti. I fautori di un ritorno alla progressività dell’imposta sugli immobili del Pd e i sostenitori degli sgravi alle famiglie numerose dell’area cattolica centrista. Resta comunque l’opposizione netta dell’area dura e pura del Pdl al ritorno sotto qualsiasi forma della tassazione sulla prima casa. Tant’è che Raffaele Fitto chiede ai 22 senatori pidiellini filo-governativi «coerenza con quanto detto fino a ieri». Un avviso che fa capire quanto questo ballo del mattone sia dettato più che altro dai ritmi della politica.

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