“L’euro è un rischio più grande del Bitcoin”

11 Dicembre 2017, di Alberto Battaglia

“Il Bitcoin probabilmente crollerà. Ma lo stesso, a suo tempo, farà l’euro, e quando ciò accadrà le conseguenze saranno molto più gravi”: è questa l’opinione espressa sulle colonne del Telegraph dall’editorialista Allister Heath.  Un eventuale crash del Bitcoin, anche nell’inverosimile ipotesi che il suo valore venga azzerato, ricorda l’analista brucerebbe 277 miliardi di dollari (valore aggiornato l’11 dicembre): un impatto grande ma inferiore a quello che avrebbe un calo dell’1% dell’indice azionario statunitense.

Pur ammettendo che molti investitori potrebbero subire perdite assai concentrate, a livello macro l’euro sarebbe molto più destabilizzante, secondo Heath. L’instabilità della moneta unica, di cui si è avuto un chiaro avvertimento nel 2011 durante la crisi degli spread, non sarebbe al riparo nemmeno nell’attuale scenario, in cui le istituzioni europee si sono dotate di strumenti d’intervento finanziario per ammorbidire eventuali crisi di un Paese membro.

Secondo Heath l’ipotesi di maggiore integrazione delle politiche fiscali dei paesi membri, oggetto di attenzione nel pacchetto recentemente presentato dalla Commissione Ue, “non contrasterà veramente gli effetti collaterali di una politica monetaria unica e basterà dura recessione o una crisi finanziaria per far crollare l’intera struttura non democratica” dell’Eurozona. La progressiva integrazione del mercato europeo, nell’ottica pro Brexit di Heath, è una forma di protezionismo che aumenterà molto regolamentazioni e le tasse.

“L’ascesa del Bitcoin, nonostante il suo status di bolla, e la graduale disintegrazione dell’Ue (non saremo gli unici a abbandonarla, specialmente quando la prossima spinta centralizzatrice comincerà – sono grandi, seppure imperfette, allegorie dei nostri tempi”.