Le elezioni italiane cambiano le prospettive di oro ed euro

26 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

LEGNANO (WSI) – Definire la giornata di ieri come volatile risulta addirittura poco. Dopo gli avvenimenti del week end, dove è stato tagliato il rating dell’Inghilterra e dove sono cominciati a circolare dei rumor circa il potenziale nuovo presidente della Bank of Japan, che hanno prodotto gap in apertura domenicale dei mercati, ci troviamo ora di fronte alla delicata situazione riguardante le elezioni italiane, che hanno già cominciato a produrre effetti contrastati soprattutto sull’indice di riferimento del Paese.

Non è infatti una sorpresa quello che è accaduto ieri dopo i primi exit poll che facevano pensare ad una futura ingovernabilità del Paese, con il Ftse Mib che ha velocemente azzerato i guadagni fatti segnare in mattinata e con lo spread Bund Btp che è tornato sopra i 300 punti, per chiudere a quota 293. Il fatto che in Italia nessuno molto probabilmente riuscirà ad ottenere la maggioranza assoluta potrebbe pesare in maniera importante sui mercati, in quanto metterebbe in discussione (o per lo meno in pericolo) la strada intrapresa dall’Europa, che ha deciso di mettere in atto un percorso dedicato alla sistemazioni di quelle falle strutturali di alcuni Paesi, che sono viste come potenzialmente pericolose per l’intera architettura europea, euro ed esistenza della moneta unica compresi.

Il fatto che alla Camera vi sia una maggioranza molto risicata del PD e che al Senato non ce ne sia una fa sì che si possa tornare alle urne, mettendo ancor più a repentaglio la possibilità di proseguire in maniera veloce e compatta con le diverse riforme di austerity necessarie al raggiungimento dello scopo primo, quello poc’anzi citato. Stiamo a vedere le aperture europee, che potrebbero vedere una discesa del Footsie Mib anche sotto i 16,000 punti, in attesa elle aste dei Bot che, se facessero scontare rendimenti più alti rispetto ai precedenti, potrebbe appesantire gli effetti di quanto visto.

L’unico salvagente è rappresentato del rapporto tra domanda ed offerta, il cosiddetto Bid to Cover Ratio, che se migliore del precedente testimonierebbe una maggiore domanda di titoli italiani rispetto all’ultima emissione che stando da questa parte del mercato ci sentiremmo di commentare come una sovraesposizione di rischio da parte degli investitori istituzionali appena appena più propensi al rischio (seppur controllato in quanto legato a rendimenti di titoli di Stato garantiti da un Paese che risulta essere ancora solvibile e che ha beneficiato di 102 miliardi di aiuti da parte della BCE, quando il programma di acquisto titoli si chiamava SMP e non necessitava di quelle condizioni da rispettare che invece servono per l’attivazione del nuovo OMT, lo strumento più potente in grado di far continuare i Paesi membri con le riforme).

Oltre ai movimenti visti su yen, sterlina e Ftse Mib, abbiamo visto muoversi tutti gli strumenti finanziari, con le borse americane in forte territorio negativo, il petrolio venduto insieme al rischio e con i rifugi che si sono andati ad attivare, lasciando, dal punto di vista di analisi, tutte le possibilità aperte per ragionare in chiave correlativa da qui al futuro.

Franco svizzero, yen ed oro hanno infatti ben tenuto i propri livelli, sia contro euro che contro dollaro, andando persino a guadagnare strada sulle forti liquidazioni viste mentre l’oro non ha continuato le discese cominciate settimana scorsa, dando prova di non essere ancora pronto per abbandonare totalmente il ruolo di rifugio durante momenti di crisi.

Per ora non si può parlare di cambiamento di status da parte del metallo giallo, che risulta essere ancora correlato positivamente all’andamento del rischio, ma quando le vendite dovessero intensificarsi a causa dei guai italiani e queste dovessero susseguirsi a livello globale, ebbene lì comprenderemo che ruolo è stato riservato al metallo giallo (anche qui ci sentiamo di dire che forse, qualche presa di profitto ulteriore da parte di chi è lungo strutturalmente, per ricomprare oro a prezzi più bassi e ricomporre un portafoglio “anti-qualsiasi crisi” (passateci questo scempio letterario, ma rende bene l’idea) con prezzi di carico della posizione iniziale (quella aperta X tempo fa) migliori.

EurUsd

La moneta unica europea ha reagito alla brutte notizia approfondendo le perdite contro il dollaro americano, portandosi sotto 1.3100. Stiamo ora consolidando sotto questo livello e a nostro parere occorrerebbe curare 1.3040 e 1.3090 per assistere ad accelerazioni di volatilità che fino a quando non romperanno a rialzo 1.3125 o a ribasso 1.2975 non dovranno essere considerate come definitive. Attenzione a tutta l’area passante tra 1.3040 e la figura, all’interno di essa passano diversi livelli precedenti che possono risultare di forte attrazione per i prezzi.

UsdJpy

Gran recupero dello yen che è andato a toccare quota 91.00 contro il dollaro, salvo poi recuperare quasi due figure per riperderne ancora una. Ci troviamo ora a ridosso di 92.00 ed operativamente un ritorno sotto 91.50 potrebbe iniziare a far pensare a nuovi tentativi di rafforzamento verso 90.30. L’area di 92.50 potrebbe risultare una forte resistenza ed un ritorno sopra 92.75 potrebbe ridare fiato al dollaro fino a 93.25/30.

EurJpy

Con i movimenti appena visti, l’EurJpy è stato un cavallo da corsa ieri (che correva al contrario). Raggiunta quota 119.00 per poi assistere ad un rimbalzo fino a 121.00, che ora fornisce a 121.30 il livello di resistenza principale (massimo sulla correzione e media mobile a 21 oraria). Un approfondimento sotto il punto di 119.60 potrebbe riproporre i minimi, che se dovessero saltare potrebbero permettere il raggiungimento di 118.25/117.90. Una risalita sopra 121.50 potrebbe riproporre l’area di 122. ¼.

GbpUsd

Dopo le forti discese, la sterlina ha provato a consolidare andando a formare una buona zona di congestione (che potrebbe sfociare in direzione del trend principale in atto) che vede in 1.5230/40 un’ottima zona di resistenza, statica e dinamica (media a 100 oraria) che potrebbe portare alla rottura ribassista verso i minimi, da valutare in base ai diversi livelli mostrati sul grafico.

AudUsd

Continua una situazione controversa sul dollaro australiano, che non riesce a prendere direzionalità. Ci troviamo in una fase che può ancora essere considerata laterale nel breve periodo ed abbiamo l’area di 1.0300 come principale livello di resistenza dato dalla presenza del fascio di medie esponenziali e dei punti precedenti, che tra l’altro stanno mostrando una price action a massimi discendenti e minimi discendenti. Per quanto riguarda i supporti, essi sono rappresentati dai minimi di stanotte, che se dovessero saltare potrebbero portare al raggiungimento di 1.0225, livello dato da punti statici precedenti e dalla parte bassa del canale ribassista tracciabile sull’orario.

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