L’altra Grexit: quella dall’aerea di Schengen

3 Dicembre 2015, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – Il gruppo di analisi della Brown Brothers Harriman ha rilevato come, dopo aver allontanato lo spettro dell’uscita dall’euro, la Grecia stia inasprendo il suo atteggiamento nei confronti dell’Unione Europea. In particolare è la crisi dei migranti a rendere particolarmente tesi i rapporti.

Alla luce di quanto rivelato dal Financial Times, la possibilità di un allontanamento della Grecia dall’area Schengen è stata ventilata da alcuni ufficiali europei. Non sarebbe un’uscita dall’unione monetaria, ma il tema politico resta di quelli più scottanti.

In questi mesi, del resto, è stato evidente come lo stato ellenico si sia rivelato incapace, o non intenzionato, a controllare a dovere i propri confini. Secondo l’ipotesi avanzata dal gruppo di ricerca, il premier greco sarebbe alla spregiudicata ricerca di nuove concessioni economiche da parte delle autorità europee; e sollevare la questione migratoria, con una Grecia in ginocchio, potrebbe essere la leva di potere contrattuale per ottenere queste migliori condizioni. Le autorità greche, d’altro canto, proclamano di aver speso già 1,5 miliardi di euro per i migranti, nonostante la stretta fiscale cui gli ellenici sono stati forzati.

Gli analisti della Brown Brothers Harriman concludono sostenendo che:

L’erosione del trattato di Schengen, con la reintroduzione dei controlli alla frontiera e la possibile sospensione della Grecia, fa ben poco nella costruzione della fiducia nel progetto europeo. E non fa nulla per aiutare la Grecia: il tasso d’interesse del bond decennale è cresciuto di 53 punti base nell’ultima settimana, mentre l’azionario greco ha perso il 2,6% nelle ultime cinque sedute.

Al prossimo meeting le autorità europee si apprestano a usare la clausola delle “mancanze gravi” di uno stato membro – il capro espiatorio sarebbe per l’appunto la Grecia – per sospendere il trattato di Schengen per due anni.

Fonte: Fxstreet