La vendetta dell’Indonesia contro JP Morgan

3 Gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

JP Morgan paga cara la decisione della sua divisione di ricerca di penalizzare con un downgrade il rating della Borsa dell’Indonesia. E’ stato lo stesso governo indonesiano ad annunciare che porrà fine a tutti gli accordi di business con il colosso bancario Usa, dopo la revisione al ribasso che ha colpito l’azionario di Jakarta, successivamente alla vittoria, alle elezioni Usa, di Donald Trump.

Da Jakarta Robert Pakpahan, direttore generale del ministero delle Finanze del paese, ha annunciato ai giornalisti nella giornata di oggi che il dicastero non ricorrerà più a JP Morgan per i servizi di primary dealer e di sottoscrizione dei suoi titoli di stato, e ha aggiunto che il downgrade della banca, reso noto lo scorso novembre, non è nè “accurato o credibile”.

Nel suo report dello scorso 13 novembre, JP Morgan ha tagliato il rating della borsa di Jakarta di due livelli, portandolo da “overweight” (sovrappesare) a “underweight” e parlando di “risposta tattica” alla vittoria di Trump nel giorno dell’Election Day in Usa. Rivisto al ribasso anche il rating dell’azionario del Brasile, con gli esperti di JP Morgan che hanno affermato tuttavia che entrambi i paesi potranno presentare “migliori opportunità di acquisto più in avanti”.

Il colosso ha intanto diramato un comunicato nella giornata di oggi in cui si legge che continuerà a operare a favore dei propri clienti in Indonesia.

L’impatto sui nostri clienti è minimo, e continueremo a lavorare con il Ministero delle Finanze per risolvere la questione”.

Da segnalare, stando a quanto riporta Bloomberg, che gli investitori stranieri hanno smobilizzato nell’ultimo trimestre del 2016 azioni e bond indonesiani per un valore netto di $2,8 miliardi, nell’ambito di operazioni di sell che hanno in generale colpito gli asset dei mercati emergenti, a seguito della vittoria di Trump.

Gli smobilizzi hanno zavorrato la rupia indonesiana, costringendo le autorità di politica monetaria a intervenire al fine di stabilizzare la moneta.