Politica: l’errore capitale dei mille giorni di Matteo Renzi

25 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Con eccezione dell’epilogo finale delle dimissioni volontarie da Premier, mai come adesso mi trovo d’accordo nella valutazione politica della parabola del fiorentino nel governo dei mille giorni.
Aver rotto il Patto del Nazareno con il suo principale alleato, attraverso la nomina del Presidente della Repubblica, imponendo la figura di Mattarella, è stato un errore di strategia di lungo respiro.
La mossa, salvo nella fase iniziale, non è servita neanche a recuperare l’opposizione interna che al contrario, ha continuato nell’opera nefasta e costante di demolizione del Partito democratico, fino alla scissione registrata qualche mese addietro.

Questo è stato il vero ed unico grande errore politico, di strategia in termini di alleanze non solo parlamentari, per una politica di lungo periodo e per la governabilità del Paese.

Per quanto oggi non condivida niente di quello che dice l’ex cavaliere, avendo lo stesso fallito nell’esperienza politica ventennale ai massimi livelli, non aveva certamente torto ad auspicare la scelta un un  Presidente della Repubblica di colore diverso dopo oltre 21 anni di centro sinistra (Scalfaro, Cimap e Napolitano). 

Così non è stato, RENZI ha scelto da solo, aveva i numeri per farlo ed ha continuato con un nuovo personaggio, come Mattarella, espressione della stessa parte politica.

Il percorso parlamentare, sotto il profilo del processo riformatore avrebbe continuato ad avere l’appoggio di tutto il centro destra, con Berlusconi padre nobile tanto della riforma elettorale che della Costituzione del 4 dicembre 2016.

Qualcuno, come il politologo FELTRIN, per il ritorno in pista dell’agone politico nazionale suggeriva una sosta più lunga e non un paio di mesi come invece è successo.

Vorrei sommessamente ricordare che nel terzo millennio, anche pochi mesi, considerata la velocità della globalizzazione nella vita delle persone e quindi anche della politica, diventa preistoria laddove, un periodo del genere avrebbe significato la perdita di una opportunità, davanti ad un vuoto di visione e di progetto della politica italiana.

Matteo RENZI è stata e rimane una grande risorsa per il Paese, capace di tradurre in azioni concrete quello che ci diciamo da almeno trent’anni.

Al contrario, come vado predicando da qualche anno, un ritorno veloce sulla scena politica nazionale servirà a recuperare l’appeal con una cospicua parte di elettorato, a mio avviso in crescita, particolarmente interessato al processo riformatore temporaneamente interrotto il 4 dicembre 2016.

Per questa ragione il popolo del SI, quello del 41% dice “bentornato Presidente”, il lavoro da fare è delineato, basta chiacchiere, il Paese è fermo, imballato mentre al contrario c’è bisogno di correre.

AVANTI TUTTA!