Pensione? I millennial dovranno crearsela da soli

11 Giugno 2021, di Redazione Wall Street Italia

Articolo di Roberta Porreca, consulente finanziario e patrimoniale

Nel corso degli anni la previdenza è sempre stata al centro dei programmi dei vari governi: attualmente sappiamo che chi ha più di cinquant’anni riuscirà a percepire una pensione, per quanto in percentuale ridotta rispetto a quella degli attuali pensionati. Non è così per i lavoratori più giovani – dai millennial ai quarantenni – che quasi sicuramente non riceveranno un assegno previdenziale adeguato. L’età pensionabile non sarà quella attuale, l’abolizione di quota 100 è ormai prossima, e quindi è necessario che ogni lavoratore si costruisca personalmente una pensione integrativa.

Assegno previdenziale

Fondamentale è farsi fare, da un commercialista o dagli enti specializzati come i patronati, un calcolo dell’ipotetico importo dell’assegno previdenziale alle attuali condizioni. Anche in questo caso, per i lavoratori dai cinquant’anni in su è semplice: la stessa INPS può effettuare una previsione della pensione sia rispetto alle leggi vigenti, sia rispetto a quelle che potrebbero cambiare a breve.
Diversa è la situazione dei più giovani: per loro calcolare la pensione futura è praticamente impossibile, perché non si conoscono i tempi e le condizioni in cui si ritireranno dalla vita lavorativa. Per questo motivo in diversi Paesi esteri, in Europa e non solo, la previdenza integrativa viene prevista direttamente nel momento in cui un giovane inizia a lavorare.

Pensione millennial: valutare la previdenza integrativa

Per tutti – sia per i più anziani, che ragionevolmente percepiranno un assegno pensionistico, sia per i più giovani, che invece non hanno questa certezza – la via maestra passa dalla creazione di un fondo pensione integrativo, da realizzare con l’aiuto di un consulente finanziario o assicurativo.
In Italia ogni lavoratore ha diritto a costruirsi un fondo pensione libero. Noi consulenti in genere proponiamo fondi con caratteristiche assicurative, nei quali devono essere versati importi fissi annuali. Un aspetto importante è il fatto che questi versamenti sono completamente deducibili per un importo massimo di 5mila euro all’anno.
Per il lavoratore c’è quindi un guadagno fiscale notevole. Inoltre, trattandosi di veri e propri strumenti finanziari, i fondi pensione devono avere caratteristiche adeguate rispetto al profilo del cliente. Non si possono inserire prodotti ad alto rischio, ma si possono studiare proposte bilanciate, che comprendono alcuni investimenti più rischiosi per ottimizzare le performance di rendimento annuali del fondo.

In più, attraverso i fondi pensione è possibile oggi anche sostenere l’economia italiana. In che modo? Nel 2017 il governo ha dato la possibilità alle banche di creare i Pir (Piani individuali di risparmio), fondi che investono esclusivamente sul mercato obbligazionario e azionario italiano e che godono di ulteriori agevolazioni fiscali. Questi prodotti, nati per sostenere l’economia del Paese, possono rappresentare una ulteriore forma di previdenza integrativa che si può affiancare al fondo pensione. Un giovane che desideri mettere da parte del denaro attraverso un Pac (piano di accumulo) che investe in PIR può crearsi una seconda pensione integrativa, sempre deducibile, anche se in quota parte minore rispetto ai 5mila euro del fondo pensione, e con un orizzonte di lungo termine.

Esistono strumenti alternativi ai fondi pensione? Quali e come sceglierli?

Più di recente sono stati introdotti anche i PIR alternativi, uno strumento di sviluppo di sistema estremamente rilevante perché punta a finanziare il mercato delle Pmi, un segmento verso cui i PIR tradizionali erano meno attenti. La nascita dei PIR alternativi ha sostenuto l’intera industria dell’asset management, rafforzando il sistema finanziario italiano che a sua volta sostiene il sistema delle piccole e medie imprese, vera spina dorsale dell’economia produttiva del Paese.
Nel caso dei Pir alternativi l’investimento è esente dall’imposta di successione; se il risparmiatore lo mantiene per almeno cinque anni, potrà inoltre ottenere un’esenzione fiscale sui rendimenti maturati. Si tratta di strumenti che possono offrire all’investitore ritorni potenzialmente meglio diversificati e superiori, e che provvedono a veicolare ulteriormente il risparmio privato degli italiani verso l’economia reale.

Quali che siano le scelte dei singoli, quando si parla di previdenza non si può prescindere dal fatto che i lavoratori più giovani, fino a 45 anni, non hanno la certezza di avere una pensione e dovranno crearsela. Le aziende prevedono già la possibilità di investire il TFR in fondi di previdenza integrativa, ma è necessario per tutti crearsi una pensione supplementare personale.

 

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