La Lega ospita le forze anti europeiste

12 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

TORINO (WSI) – I lepenisti francesi, gli austriaci eredi di Haider e gli olandesi del partito ultranazionalista che fu di Fortuyn. Ma anche i russi della formazione di Putin. Eccoli qui i compagni di squadra della nuova Lega, quella che domenica, al congresso di Torino, prenderà forma dalle mani del segretario Matteo Salvini, ormai in piena deriva antieuropeista e anti-moneta unica.

Tutto fa brodo, per raccattare qualche consenso in più in vista delle elezioni europee di maggio. L’obiettivo è porre un freno all’agguerrita concorrenza che al Carroccio faranno sia Berlusconi che Grillo. E dalla manica del pirotenico Salvini, già “comunista padano”, spunta l’asso della santa alleanza con partiti come il Front national, ora diventato “fratello”. Con buona pace di quel che i leghisti – a eccezione di Borghezio – avevano sempre detto e pensato dei fascisti d’Oltralpe.

Ma il dado è tratto, domenica a Torino l’invitata d’onore è Marine Le Pen, madrina di quel “manifesto”, presentato ieri a Strasburgo, che dovrebbe costituire una sorta di casa comune per tutti i movimenti che hanno dichiarato guerra all’euro e alla “dittatura delle banche”.

Un manifesto, secondo il non ancora ufficiale leader della Lega – la sua elezione a segretario da parte degli iscritti deve essere ratificata dai delegati al congresso che si propone di «smontare e ricostruire l’Europa». Lui non ha dubbi, e fa niente se dentro il movimento sono in parecchi a storcere il naso contro questa deriva ultranazionalista: «Siamo pronti a collaborare con la Le Pen».

E non solo con lei. Al congresso ci saranno anche delegazioni di partiti e movimenti che mescolano antieuropesimo e xenofobia, a partire dagli austriaci e olandesi, che nei loro Paesi veleggiano sopra il 20 per cento. E pure di “Russia unita”, la creatura politica dell’ex capo del Kgb Vladimir Putin.

«Ci presenteremo alle elezioni – spiega Salvini con una piattaforma comune che dice no all’Europa dei tecnocrati, al patto di stabilità, ai limiti imposti da Bruxelles all’agricoltura; sono tutti temi che stanno alimentando il movimento dei forconi». Insomma ognuno chiederà voti a casa propria, ma sulla base di un accordo transnazionale ampio; poi chi aderisce a questa piattaforma farà gruppo comune al Parlamento europeo.

«E in Italia – aggiunge il nuovo leader – proporrò un accordo politico-elettorale con tutti i movimenti autonomisti». Comunque lui il “manifesto” della Le Pen non l’ha ancora letto, e precisa che la decisione di aderirvi «non è stata ancora ufficialmente presa, la illustrerò al nostro congresso: le posizioni comuni dovranno riguardare soprattutto, immigrazione, Islam e famiglia».

Già, i forconi. Salvini ieri ha gettato il cuore oltre all’ostacolo, proponendosi come interlocutore privilegiato di chi li imbraccia. «Dopo il voto di fiducia al governo – scandisce – i forconi dovrebbero entrare in Parlamento, perché Letta si sta scavando la fossa ubbidendo a tutte le richieste fatte da Bruxelles». Pausa, poi la sparata: «Con il presidente del Coniglio il forcone io saprei come usarlo».

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