Economia

La Fed affila le armi contro l’inflazione: tassi sopra il 4% entro il 2023

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Il rischio che gli Stati Uniti finiscano in recessione è aumentato, ma ciò non distoglie la Fed dei piani aumentare i tassi di interesse. Lo ha detto a chiare lettere, la scorsa settimana, il numero uno della banca centrale Usa, Jerome Powell. Lo ha ribadito ieri Loretta Mester, presidente della Federal Reserve di Cleveland. “E’ troppo presto per dire che l’inflazione abbia toccato il picco”. Per questo “la Fed ha altro lavoro da fare per portare l’inflazione sotto controllo”, ha spiegato Mester, dicendosi “favorevole” a un aumento dei tassi d’interesse oltre il 4% all’inizio del 2023 (al momento sono al 2,25-2,50%). I mercati attualmente scontano solo una possibilità su 3 che il costo del denaro salga sopra il 4% il prossimo anno.

La Fed non taglierà i tassi nel 2023

“La mia opinione attuale è che sarà necessario spostare il tasso sui fondi federali fino a poco al di sopra del 4% entro l’inizio del prossimo anno e mantenerlo lì”, ha affermato in un commento preparato per un discorso a Dayton. “Non prevedo che la Fed taglierà l’obiettivo del tasso sui fondi federali il prossimo anno“.

Mester ha poi aggiunto, a dispetto di un aumento del rischio di recessione nel prossimo anno o due, di non prevedere “un taglio del costo del denaro nel corso del prossimo anno”. Attualmente la banca centrale Usa ha definito il tasso ufficiale nell’intervallo di 2,25%-2,5%.

In vista della prossima riunione di settembre (20 -21 settembre) Mester continua a sostenere l’ipotesi di un terzo aumento dei tassi di interesse di altri 75 punti base, principalmente guardando alle prospettive di inflazione, piuttosto che al rapporto mensile sull’occupazione (i prossimi dati sono in calendario domani 2 settembre).

Sarebbe un errore dichiarare la vittoria sulla bestia dell’inflazione troppo presto. Ciò ci riporterebbe nel mondo della politica monetaria stop-and-go degli anni ’70, che si è rivelata molto costosa per famiglie e imprese”, ha affermato.

Moody’s taglia le stime sulla crescita del G20

Intanto, l’agenzia di rating statunitense Moody’s ha tagliato le previsioni per la crescita dell’economia dei Paesi del G20 al 2,5% nel 2022 e al 2,1% nel 2023, in ribasso rispettivamente dal 3,1% e dal 2,9% previsti in precedenza. A causare la riduzione sono le condizioni finanziarie irrigidite e il forte rialzo dei prezzi di energia e beni primari dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Per le economie avanzate del G20,  sono previsti un +2,1% nel 2022 e un +1,1% nel 2023; per le economie emergenti, un +3,3% quest’anno e un +3,8% il prossimo anno.