Juncker pessimista sull’Italia: “crescita zero aumenterà i problemi”. Tav “va fatta”

1 Aprile 2019, di Mariangela Tessa

“Noi lo avevamo previsto. Tutti noi riteniamo che la crescita arriverà allo 0,2 per cento, cioè allo zero. Sarà una sorta di stagnazione. Il che vuol dire che i problemi dell’Italia continueranno a crescere”.

Così il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, intervistato ieri da Fabio Fabio durante la trasmissione “Che Tempo Che Fa”, che tuttavia ha specificato:

“La crescita italiana è in ritardo rispetto all’Europa da 20 anni. Bisognerà che l’Italia torni a scoprire gli strumenti che permetteranno di rilanciare la propria crescita. Ma dire che l’Italia costituisce un rischio è un’esagerazione” rifacendosi a quanto ventilato dal Fondo Monetario Internazionale sul fatto che la bassa crescita del Pil italiano e l’alto debito pubblico potrebbero mettere a rischio altre economie.

Secondo il presidente della Commissione Ue, l’Italia deve assolutamente al più presto trovare gli strumenti adatti per far ripartire la crescita ma ancor di più deve risolvere il problema del debito pubblico, “uno dei più alti al mondo”.

Proprio per questi due fattori di rischio per l’economia: bassa crescita e debito alto, Juncker si mostrare scettico sulle possibilità di ripresa del Paese, testuale: “Voglio crederci ma non ne sono certo”, dice.

Capitolo a parte sulla Tav che, secondo Juncker,

“va fatta, l’Ue ci mette 888 milioni di euro” per ragioni economiche, sociali e ambientali” ma anche perché “l’Ue concede circa 888 milioni di euro per cofinanziare il progetto della Torino-Lione. Sono stati già impegnati alcuni crediti e io desidererei che si facesse. Se questa galleria si costruisse, il 40% delle merci sarebbero trasportate su ferro”.

Infine, la Brexit.  “Con i nostri amici britannici abbiamo avuto tanta pazienza, ma anche questa dopo un po’ si esaurisce. Vorrei che entro qualche giorno la Gran Bretagna trovi un un accordo sulla via da seguire”, ha poi detto Juncker. “Se fare un nuovo referendum o no non spetta a noi – ha aggiunto – spetta ai britannici capire quali strumenti utilizzare per giungere alla fine di questo processo”.