JP Morgan: contesto ancora positivo per i mercati azionari

24 Aprile 2018, di Alessandro Piu

C’è più volatilità sui mercati ma è normale in una fase avanzata del ciclo economico. La situazione anormale era quella del 2017 con una volatilità ai minimi. La Guida ai mercati di J.P.Morgan disegna uno scenario ancora espansivo, anche se più moderatamente, per le economie mondiali con una preferenza confermata per l’investimento azionario

La correzione dei mercati azionari registrata a febbraio ha fatto suonare più di un campanello d’allarme tra gli investitori. Non bisogna ignorarla ma neanche esagerarne l’importanza.

“Negli ultimi 39 anni si sono registrate contrazioni più o meno profonde nel corso dei 12 mesi, ma solo in 9 casi il bilancio finale è stato negativo“.

È una delle considerazioni fatte da Maria Paola Toschi, market strategist di JP Morgan, nel corso della presentazione della Guida ai mercati.

Episodi di correzione sono normali sui mercati azionari – riprende la strategist -. La situazione anormale era quella dell’anno passato con una volatilità ai minimi. Bisogna piuttosto la correzione è conseguenza di un cambiamento di scenario o di fattori di disturbo”.

Più fattori di disturbo ma lo scenario rimane positivo

Tra i fattori di disturbo, caratterizzati da temporaneità, Maria Paola Toschi ha indicato le tensioni in Medio Oriente (Siria), i rischi di protezionismo commerciale e anche l’Italia.

“Il protezionismo ha creato un contesto di tensione e incertezza, anche se non pensiamo che si arriverà a livelli estremi. Tuttavia è difficile valutare quali siano le vere implicazioni economiche dell’adozione di dazi e tariffe. In Italia si registra un rallentamento della crescita e il pericolo è che vengano messe in discussione le riforme”.

I driver di lungo periodo, ossia il contesto macroeconomico, rimangono però ancora positivi nonostante ci si trovi nella fase finale di uno dei cicli storicamente più lunghi. Anche per questo i mercati sono più nervosi.

I mercati azionari sono più volatili nelle fasi avanzate del ciclo economico, in quanto prestano molta più attenzione ai segnali che arrivano dai dati economici. Da inizio anno si sono avuti segnali di moderazione della crescita – ha spiegato Toschi – come indicato dai Pmi manifatturieri che, però, si mantengono ancora in territorio espansivo. Questo ci dà un messaggio di prosecuzione della crescita, anche se probabilmente a un ritmo più moderato”.

L’inflazione non preoccupa

In particolare la correzione azionaria di febbraio è stata innescata dal dato sui salari medi orari degli Stati Uniti, cresciuti a gennaio del 2,9% su base annua. Un dato che è stato poi rivisto e che rimane comunque più basso rispetto ai livelli del passato. Maria Paola Toschi spiega così la limitata elasticità dei salari:

“La forza lavoro, dopo il grande shock della crisi, è disposta ad accettare condizioni contrattuali peggiori, mentre i sindacati hanno perso forza. Questo significa che i salari cresceranno ma non c’è un forte rischio che vadano fuori controllo come temevano i mercati”.

L’inflazione non dovrebbe quindi spaventare, né Oltreatlantico, né in Europa dove, a fronte di una revisione al rialzo delle stime di crescita dell’economia da parte della Bce, c’è stata una revisione al ribasso di quelle di inflazione. Al 2020 la crescita dei prezzi al consumo è ora stimata all’1,7% ossia al di sotto del target della Banca centrale.

“Per la Bce si tratta di un messaggio espansivo – è il commento di Maria Paola Toschi -. Insieme con la BoJ la Bce ha una politica talmente espansiva che difficilmente avremo un significativo rialzo dei tassi”.

Nessuna recessione alle porte negli Usa

L’unica a muoversi, finora, è stata la Federal Reserve “che alza i tassi per avere sufficienti spazi di manovra in caso di recessione”.

Recessione che, peraltro, negli Stati Uniti non sembra essere alle porte come fa intendere la Guida ai mercati di J.P.Morgan mostrando la curva dei rendimenti dei titoli obbligazionari Usa.

“In passato questa curva – ha ripresto Toschi – ci ha aiutato ad anticipare i periodi di recessione. Oggi siamo ancora lontani dall’area di inversione che segnala l’arrivo di una recessione. Non solo, ma anche quando la curva si inverte, il mercato azionario (l’S&P500) continua a crescere. I mercati agiscono in tendenza e riconoscono con ritardo questi segnali. Se si esce troppo presto si rischia di perdere opportunità importanti”.

Peraltro a sostenere un’economia statunitense già in salute è arrivata la riforma fiscale dell’amministrazione Trump.

“La revisione al rialzo delle stime di crescita per gli Usa è legata proprio a questa riforma e questa per noi può essere una delle determinanti per la prosecuzione della crescita del ciclo economico – spiega Toschi -. Gli investimenti delle imprese Usa, finora in ritardo, stanno infatti dando segnali positivi”.

L’Europa in coda nelle preferenze

Complessivamente si ricava ancora un contesto positivo per i mercati azionari anche se meno facile e da affrontare con un’ottica di lungo termine e operando un’ampia diversificazione di portafoglio.

“Dopo la correzione gli indici sono tornati sui livelli di inizio anno. Si sta costruendo, secondo noi, un sentiero positivo per l’azionario anche se, forse, più moderato che nel recente passato. Anche gli utili aziendali sono in crescita, negli Stati Uniti spinti dalla riforma fiscale che però dovrebbe limitare i suoi effetti solo a quest’anno. I mercati sono correttamente valutati, non certo convenienti, ma neanche sopravvalutati. Oggi, se dovessimo fare un ranking sulle preferenze diremmo Stati Uniti, mercati emergenti, Europa”.

Il Vecchio continente finisce quindi, ancora una volta in coda

“in quanto presenta sempre più elementi di incertezza rispetto a Stati Uniti e Giappone, come per esempio l’Italia o il rischio di accantonamento delle riforme necessarie all’interno dell’Unione. C’è poi da ricordare che, mentre lo scorso anno l’Europa è stata l’area che ha riservato più sorprese economiche positive, i livelli elevati di crescita raggiunti rendono meno probabili nuove sorprese quest’anno, pur in un contesto che è ancora di crescita”.

Per quanto riguarda i mercati emergenti, infine, il sostegno arriva sia da fattori ciclici che strutturali.

“Il Pil dei mercati emergenti ha continuato a crescere anche in confronto a un mondo sviluppato. La Cina ci ha sorpreso positivamente, togliendo un grande elemento di incertezza dai mercati. Inoltre la bilancia commerciale dei Paesi emergenti è migliorata ed è meno esposta all’effetto dollaro Usa, sia in termini di riserve che di bilancia commerciale”.