Italiani contrari a Schengen, ecco cosa li spaventa “a morte”

16 Marzo 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Guerre, terrorismo, immigrazione sono le grandi paure di cui soffrono oggi gli italiani secondo il IX° Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza in Europa, curato da Demos e dall’Osservatorio di Pavia, in collaborazione della Fondazione Unipolis e con il coordinamento del professor Ilvo Diamanti, dell’Università di Urbino.

In Italia le fobie legate alla criminalità colpiscono quote di popolazione sensibilmente inferiori rispetto al 2015: 7-10 punti percentuali in meno. Dopo gli attacchi di Parigi, però cresce nel nostro paese la preoccupazione per atti di terrorismo, coinvolgendo quasi il 44% degli italiani, il livello più alto degli ultimi anni. Paure che spingono la maggioranza dei cittadini italiani, più del 56% a voler ripristinare i controlli alle frontiere, abolendo così Schengen. Accanto a questo sentimento di paura crolla la fiducia verso l’Europa: ne ha solo il 32,8% degli intervistati, mentre in Germania supera il 53% e in Francia e Spagna tra il 41 e il 45%.

Se dappertutto cresce l’euroscetticismo, è in Italia che secondo il rapporto, i dati sono maggiormente preoccupanti. Solo il 16% degli intervistati inoltre considera positivamente l’euro e la maggior parte crede che a provocare i tanti problemi che abbiamo oggi è stata proprio l’introduzione della moneta unica. Se crolla la fiducia nell’Europa, crolla anche quella verso lo Stato, appena il 27%, cinque punti meno che nei confronti di Bruxelles, mentre negli altri paesi europei, lo Stato è un punto di riferimento rassicurante per la metà dei cittadini. Questo si spiega perché in Italia lo Stato è alimentato dalla politica, che appare “litigiosa e inconcludente”.

“E questo deriva dal fatto che le riforme finora fatte, pur iniziando a dare risultati positivi, non sono ancora sufficienti a far percepire ai cittadini uno Stato meno “padrone” e più protettivo. La politica ha quindi delle grandi responsabilità. Da un lato ci sono numerosi partiti che trovano conveniente alimentare le paure perché questo porta consenso, soprattutto se poi si offrono ricette semplicistiche per affrontarle”.

A influenzare le paure degli italiani come spiega lo studio “la rappresentazione mediale”, ossia “l’immagine rilanciata e rifratta dalle tv” che ha la sua parte di responsabilità. Le persone che sono maggiormente spaventate sono quelle che guardano almeno quattro ore di televisione al giorno, di questi 9 su 10 si definiscono spaventati “a morte”, come dice il Rapporto.

E i giovani? Sono i meno spaventati, in particolare, i ragazzi della fascia d’età 15-24 anni, “non sembrano né gravati né oppressi dalle paure globali”, diversamente da coloro che hanno tra 25 e 34 anni, considerati la “generazione di passaggio, una generazione sospesa più preoccupata per il futuro che per il presente”.