Servono 30-40 miliardi per evitare procedura d’infrazione

6 Giugno 2019, di Daniele Chicca

L’Italia rischia di incorrere nella prima storica procedura d’infrazione contro un paese dell’Unione Europea. L’idea di subire una sanzione da almeno 3 miliardi e mezzo di euro non sembra preoccupare più di tanto i leader del governo italiano, con Matteo Salvini che critica le regole europee. Il consulente della Lega Claudio Borghi, intanto, non si scompone e dice che l’Italia è pronta a negoziare con la nuova Commissione Europea.

La Commissione attuale è in uscita i primi di novembre, pertanto Roma non intende fare una battaglia dura con le autorità in carica attualmente. A prescindere dalle dichiarazioni di facciata, l’Italia ha 20 giorni di tempo per trattare con Bruxelles e trovare un’intesa che consenta di evitare la procedura d’infrazione. C’è un gap da colmare di circa 10 miliardi di euro. Sono i soldi che andrebbero trovati subito.

Nella risposta alla lettera inviata all’UEUE, il Tesoro ha aperto alla possibilità di tagliare i costi di alcune misure di welfare come Quota 100 e Reddito di Cittadinanza. Ci sono poi altri 20-30 miliardi di euro da computare nella manovra autunnale.

Sarà insomma un giugno di fuoco durante il quale i rapporti tra Italia e Commissione Ue potrebbero incrinarsi. Nel caso di fallimento dei colloqui, l’organo esecutivo europeo potrebbe azionare il grilletto il 26 giugno. Se così fosse il 9 luglio la procedura per debito eccessivo diventerebbe ufficiale. Significherebbe dover sottostare a manovre correttive per un lungo periodo, tra i cinque e i dieci anni, addirittura.

Moscovici: “La mia porta è aperta”

L’impressione è che la Commissione sia la prima a voler evitare questo scenario. “La mia porta è aperta”, ha fatto sapere Pierre Moscovici, commissario degli Affari Economici, al termine di una riunione con alcuni colleghi. I margini per scongiurare lo scatto della procedura d’infrazione ci sono. E il ministro dell’Economia Giovanni Tria sta lavorando perché sia così.

Moscovici e Tria si vedranno in Giappone in occasione del G20 dei ministri delle Finanze di Fukuoka. La stampa italiana ritiene “possibile anche un incontro con il tedesco Olaf Scholz, che ieri ha invitato le parti al dialogo. La settimana successiva, il 13-14 giugno, la partita si sposterà a Lussemburgo, dove Tria vedrà gli altri suoi colleghi all’ Eurogruppo e all’ Ecofin. Misure concrete Palazzo Chigi dice di volere un accordo e per questo «auspica un dialogo costruttivo”, si legge su La Stampa.

Tria per il momento ha respinto l’ipotesi di ricorrere a una manovra correttiva bis. Il primo ministro Giuseppe Conte ha parlato di “una sorta di auto-correzione naturale” dei conti che starebbe emergendo. Oltre alle argomentazioni già presentate nella lettera di venerdì scorso, Roma sostiene di poter ridurre ulteriormente il deficit grazie a un tesoretto di 1,2 miliardi di euro (lo 0,07% del Pil), dovuto a minori spese.

Procedura d’infrazione e manovra bis: le prossime tappe

Le critiche di Bruxelles alla riforma delle pensioni, ai piani di lotta all’evasione fiscale e alle stime contenute nella manovra finanziaria impongono al governo italiano un’azione decisa e concreta. In modo da convincere i governi europei e guadagnare la loro fiducia.

Come tempi, l’ideale è che una serie di misure vedano la luce entro l’estate. Secondo l’applicazione rigida dei parametri dei vincoli di bilancio europei e del Fiscal Compact, tra il 2018 e il 2019 c’è un buco di 10 miliardi da colmare, pari allo 0,55% del Pil.

Se ci fosse un via libera dei governi, spiega ancora La Stampa, “Bruxelles potrebbe far quadrare i conti anche con un intervento di soli 4-5 miliardi. Gli escamotage contabili ci sono, ma serve la volontà politica. La linea dura La posizione della Commissione oggi è molto più rigida rispetto al 21 novembre scorso. Anche all’ epoca l’ esecutivo Ue aveva concluso il proprio rapporto definendo “giustificata” la procedura (salvo poi stracciare la pratica il 19 dicembre in seguito alla retromarcia del governo)”.

Prossima tappa importante tra due settimane

Un aspetto che dovrebbe preoccupare le autorità italiane è il fatto che il report per la procedura d’infrazione sia stato adottato all’unanimità senza obiezioni. Le ragioni di un tale inasprimento rispetto allo scorso autunno sono “molteplici”. La prima grande differenza è che “ora le elezioni europee sono alle spalle. A fine 2018 aleggiava il timore dell’ondata sovranista nelle urne, per questo – alla fine – Bruxelles aveva scelto di sotterrare l’ ascia di guerra”.

Il Comitato economico-finanziario, formato dai governi europei, è chiamato a esprimere un’opinione sul rapporto sul debito pubblico italiano tra 15 giorni. Probabilmente il parere arriverà già la prossima settimana. A quel punto la Commissione europea deciderà se avallare o meno l’apertura della procedura. Dovrebbe farlo la seduta del 26 giugno, ma non è escluso uno slittamento al vertice del 2 luglio.

L’Ecofin deve esprimersi al più tardi entro il primo agosto, ma la decisione arriverà molto prima dato che l’ultima riunione utile è fissata per il 9 luglio. È quella l’ultima data utile che gli italiani farebbero a segnarsi sul calendario. È sconsigliabile partire in vacanza prima di quel giorno. Sui mercati finanziari le temperature potrebbero verosimilmente riscaldarsi molto – o di contro raffreddarsi a cavallo tra giugno e luglio.