Italia: dopo Moody’s e S&P arriva la sentenza di DBRS

2 Novembre 2018, di Daniele Chicca

Dopo le sentenze tra loro contrastate di Moody’s e Standard & Poor’s, arriva quella di DBRS. L’agenzia di rating si dice non preoccupata per il deterioramento del deficit. La legge di bilancio prevede per il 2019 un rapporto tra deficit e Pil del 2,4% ed è stata giudicata dalle autorità europee una “inadempienza molto grave”.

A meno che i fondamentali economici non peggiorino, la situazione dovrebbe rimanere stabile secondo l’agenzia canadese. È un punto interrogativo non da poco: a giudicare dagli ultimi dati macro, le condizioni economiche si stanno in effetti già deteriorando.

L’economia italiana, la terza in Europa, si sta contraendo da qualche mese. Nel secondo trimestre del 2018, secondo le cifre Eurostat, il PIL si trovava il 5% sotto i livelli massimi raggiunti nel primo trimestre. Il cinque percento di gap è una cifra considerevole che puzza di recessione in vista.

Secondo DBRS, tuttavia, i rischi di instabilità finanziaria causati da un allargamento dello Spread e un rialzo dei rendimenti dei Btp sono contenuti per ora.

“Il sistema bancario italiano – riconosce DBRS nella nota – ha fatto progressi nella riduzione degli stock di NPL e un rafforzamento dei cuscinetti di capitale. Inoltre, l’occupazione complessiva è salita sopra i livelli pre crisi e la posizione esterna è migliorata negli ultimi anni”.

L’attività economica sembra che stia subendo una frenata per via di un contesto esterno meno favorevole, di una fiducia delle aziende in calo e di un aumento dei tassi di interesse. In questo contesto, dice DBRS, le previsioni “non sono per un miglioramento della performance economica dell’Italia e nel brevissimo termine (ossia nei prossimi trimestri) l’economia potrebbe subire un impatto negativo”.

“La problematica principale da qui in avanti riguarda la capacità del governo di formulare e attuare effettivamente una politica di crescita di posti di lavoro, invertendo la traiettoria di crescita”. Un periodo prolungato di volatilità di mercato e un rialzo degli Spread potrebbe rappresentare un problema per le banche italiane, compromettendo la fiducia delle impese e minando la crescita del credito”.