Intesa Sanpaolo, conclusi con successo primi test blockchain

5 Ottobre 2018, di Daniele Chicca

Anche in Italia le banche, consapevoli delle minacce provenienti dai nuovi protagonisti del mondo FinTech e delle crypto, muovono i primi passi verso l’utilizzo della blockchain. La prima banca italiana per capitalizzazione, Intesa Sanpaolo, ha completato con successo la prima fase di un importante test sulla blockchain, al quale hanno partecipato anche altri 13 istituti di credito.

L’idea è quella di usare la rete trasparente e sicura, perché decentralizzata e immutabile, per rendere più efficienti e veloci le operazioni interbancarie. Nello specifico si è trattato di un test di una Applicazione Firewall sulla blockchain, il libro mastro decentralizzato studiato per scambiare criptovalute.

A concepire il sistema è stata una startup, chiamata R3, che altro non è che un consorzio specializzato nella blockchain. I test, iniziati il 4 giugno e conclusisi in settimana, sono stati condotti congiuntamente con ABI Lab, un laboratorio di ricerca finanziato dall’ABI, l’associazione bancaria italiana.

L’obiettivo del maxi progetto era quello di migliorare alcuni aspetti critici delle transazioni interbancarie, come per esempio il tempo necessario per identificare operazioni “non corrisposte” tra due banche, oppure sopperire alla mancanza di un processo standard e di un protocollo di comunicazione unico per tutti.

Nella fase di prova di 10 mesi a tutte le banche partecipanti, inclusa Intesa Sanpaolo, è stato assegnato uno dei “nodi” che compongono la rete immutabile e decentralizzata. A quel punto le società vi hanno caricato i dati della banca. Il sistema ha dovuto processare ben 1 milione e 200 mila transazioni durante i test. Il sistema è costruito sull’infrastruttura di nodi blockchain di SIA e si affida alla piattaforma open source blockchain di Corda Enterprise, creata dal consorzio R3.

L’applicazione sperimentata chiamata Blockchain Application Firewall, si legge in un comunicato stampa, consente alla piattaforma di dare vita a “centri di dati interni alle imprese” riuscendo al contempo a “garantire una comunicazione sicura con gli altri nodi, ovunque essi si trovino nel mondo”.