Inflazione Usa rimane alta ma per analisti è presto per una mossa della Fed

11 Agosto 2021, di Massimiliano Volpe

Il dato sull’inflazione Usa di luglio, comunicato questo pomeriggio, è rimasto invariato rispetto a giugno (+5,4%), per il sostanziale bilanciamento tra la moderazione di alcune componenti che avevano registrato un forte rialzo nella fase di riapertura delle attività (in particolare i prezzi di auto e trasporti) a fronte, invece, della continuazione dell’accelerazione dell’importante componente affitti (pesa per oltre un terzo del totale).
In poche parole l’inflazione statunitense si mantiene sui livelli record dal 2008 ma il dato appena comunicato ha evidenziato un forte rallentamento nella sua crescita mensile, lasciando presagire un possibile ribasso/assestamento nei prossimi mesi.

Secondo Filippo Diodovich, Senior Market Strategist IG Italia, l’inflazione Usa rimane molto elevata ma non supera valori considerati eccessivi e rimane nel range di tolleranza della Fed soprattutto dopo l’introduzione dell’average inflation targeting. Questo significa  che il presidente del Fed, Jerome Powell, potrà prendersi ancora tempo prima di cambiare le strategie monetarie in essere.

Aumentano le pressioni per un cambio di politica monetaria

Da IG Italia evidenziano però le richieste crescenti per un cambio di passo della Fed non solo da parte di alcuni membri del comitato di politica monetaria della banca centrale Usa ma anche da parte della politica statunitense (recente lettera del senatore “democratico” Joe Manchin). In questa direzione Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte sottolinea che l’incremento crescente dell’importante componente affitti potrebbe dare più forza a chi all’interno del Board della banca centrale Usa è a favore di un tapering sbilanciato soprattutto sulla riduzione di titoli aventi come sottostanti i mutui (Mbs), attualmente acquistati per 40 miliardi di dollari mensili rispetto agli 80 miliardi dollari di Treasury.

Inflazione Usa, cosa farà la Fed

Da Intermonte ricordano che la Fed ha etichettato l’attuale livello di inflazione come un fattore transitorio dando peso quasi unicamente al mercato del lavoro per un eventuale timing del tapering. Pertanto, anche secondo Intermonte, il dato di oggi non apporta novità sul possibile timing del tapering aggiungendo solo qualche dettaglio sulla sua possibile attuazione.

Gli analisti di Intermonte rimangono quindi in attesa del simposio di Jackson Hole (26/28 agosto) in cui Powell potrebbe rendere noto che siamo più vicini al tapering, ma occorrono ancora conferme, in attesa soprattutto dei dati sul mercato del lavoro di settembre e ottobre, a meno di dati di settembre incredibilmente sopra le attese, ipotesi quest’ultima che, al momento, appare meno probabile alla luce anche delle riaperture delle scuole negli Usa che potrebbero rallentare nel breve il processo di incremento di coloro che cercano attivamente lavoro.

I risvolti per gli investitori

Come effetti immediati  sui mercati abbiamo assistito a un allentamento delle tensioni sulle pressioni inflazionistiche con un aumento degli acquisti sull’azionario (future su Dow Jones e S&P500 su nuovi record assoluti) e con vendite sul dollaro. La coppia valutaria EUR/USD ha mostrato un incremento di 30 pips da 1,1715 a 1,1745.

Gli analisti di Swissquote evidenziato poi che un dato dell’inflazione in linea con il 5,4% del mese scorso dovrebbe, in teoria, mantenere gli indici statunitensi sulla buona strada per il consolidamento vicino ai massimi storici.