Il supeuro fa bene ai cittadini Ue, ma crea grattacapi per la Bce

26 Febbraio 2018, di Mariangela Tessa

Nelle ultime settimane, l’euro ha messo l’acceeleratore sul dollaro, raggiungendo livelli che non si vedevano da tre anni. Un trend che sorprende, se si considera che la Banca centrale europea sta portando avanti l’espansione monetaria più aggressiva all mondo dopo quella della Banca del Giappone.

Ma a chi dà fastidio il supereuro? Di sicuro non ai cittadini europei – scrive in un articolo l’economista Daniel Lacalle, The Mises Institute, ricordando che:

“le famiglie europee detengono gran parte della loro ricchezza finanziaria in depositi. Inoltre, un euro forte frena l’inflazione nei prodotti importati, principalmente energia e cibo, generando un effetto positivo sulla ricchezza“.

Una dimostrazione – spiega – arriva dall’indice delle materie prime:

Quest’ultimo tra il 6 gennaio 2017 e il 12 gennaio 2018, è sceso di oltre il 12% in euro, mentre è leggermente aumentato in dollari Usa. Per il cittadino europeo medio, un euro stabile o forte è una benedizione e uno dei fattori essenziali per il recupero del reddito disponibile delle famiglie.

Lo stesso discorso non vale per la Bce che, al contrario, si trova in una situazione piuttosto complessa da diversi punti di vista.

Un euro forte  – scrive l’economista – distrugge le aspettative della BCE sull’inflazione e mette in pericolo la riduzione del debito degli stati inefficienti, che non sono stati in grado di ridurre i loro deficit abbastanza rapidamente. Insomma, la politica monetaria della BCE non funziona in un mondo globalizzato con economie aperte.

Guardando avanti i problemi non accennano a diminuire:

“Il problema per l’Unione europea è che se la Bce continua a cercare di creare l’inflazione a tavolino, non solo non la ottiene ma crea anche maggiori squilibri”, scrive l’economista aggiungendo che “Le mie stime suggeriscono che dodici mesi consecutivi con l’euro / dollaro USA sopra 1,21 porterebbero le aspettative di inflazione nell’Eurozona all’1, 3%, ben sotto rispetto all’obiettivo del 2%. Allo stesso tempo, le stime di crescita degli utili di Eurostoxx 100 passerebbero da + 8%, passare allo 0%. Non solo. Anche le banche vedrebbero margini più deboli a causa della bassa inflazione e dei bassi tassi”.