Il sogno del premio Nobel von Hayek: una stablecoin 3.0

9 Gennaio 2018, di Redazione Wall Street Italia

A cura di Anatoliy Knyazev, Exante.eu

Se avete l’impressione che la ricerca di una valuta decentralizzata sia iniziata nell’ottobre del 2008, quando Satoshi Nakamoto postò un whitepaper su una mailing list di crittografia presso metzdowd.com, vi sbagliate di circa 40 anni.

A metà degli anni ’70, l’economista vincitore del premio Nobel Friedrich August von Hayek pubblicò un libro, adesso quasi dimenticato, dal titolo The Denationalization of Money, in cui mostrò un’argomentazione relativa al denaro privato emesso in maniera concorrenziale. Essendo liberalista, confidava nel fatto che il mercato avrebbe selezionato la moneta migliore per ogni occasione.

Von Hayek morì nel 1992 (cacciato dall’accademia, se volete saperlo, per avere sposato una cugina di primo grado), quindi si è perso la rivoluzione tecnologica della blockchain e delle criptovalute, che ha reso la sua visione possibile. Se fosse ancora vivo, il vecchio Friedrich si sentirebbe riscattato. La sua previsione, secondo la quale l’unico rilevante ostacolo per queste monete private sarebbe stata la volatilità, era esatta.

Le criptovalute sono volatili. Un profano – o un utente medio di Reddit che commenta sulle criptovalute – direbbe: “I miei bitcoin sono arrivati alle stelle! Non vedo il problema”. Tuttavia, nella teoria economica, la rivalutazione al rialzo è negativa tanto quanto la svalutazione, poiché colpisce i debitori e rende impossibile l’attuazione pratica quotidiana.

Il dominio del mondo richiede gli stablecoin

Ci sono stati molti tentativi di creare degli stablecoin. La prima generazione – CoinoUSD, NuBits, BitUSD e Tether – ha cercato di ancorare una criptovaluta al dollaro americano, nella speranza che un po’ della stabilità dello Zio Sam avrebbe influenzato la moneta.

Ma non è successo. Hanno fallito tutte nello stesso modo, ma per motivi diversi.

La stabilità di CoinoUSD e NuBits faceva affidamento sulla parola dei loro sviluppatori. Non c’era alcun meccanismo di stabilizzazione nel loro codice sorgente: le correzioni venivano eseguite dalla direzione centrale. BitUSD è stato il primo a cercare e ottenere stabilità tramite un fondo di riserva – nel loro caso attraverso la criptovaluta BitShares – ma non è stato sufficiente per stabilizzare il tasso di cambio a 1 dollaro.

Tether, quello di maggior successo del gruppo, è stato il primo a tentare e stabilizzare la sua criptovaluta possedendo riserve reali nella valuta a cui era ancorata. Il principale problema di Tether, tuttavia, fu la trasparenza. Il fondo di riserva non era controllato e la società emittente era ambigua. Tutto ciò divenne dolorosamente evidente nel momento in cui Tether venne hackerato e 30.950.010 di quegli stabili USDT vennero trasferiti ad un indirizzo bitcoin non autorizzato.

Negli ultimi anni si sono verificati nuovi tentativi di creazione di stablecoin, con nuove strategie innovative. Bancor e Dai hanno tentato di raggiungere stabilità tramite riserve in Ethereum e in rispettivi token – che è volatile di per sé – quindi non è una vera e propria soluzione. Digix si è ancorato all’oro, ma si è immediatamente ritrovato nella stessa situazione di Tether: le riserve sottostanti non sono trasparenti e devono essere controllate manualmente.

L’uovo di Colombo, a mio parere, consiste nel collegare una moneta a un fondo che possegga una gamma di asset di base come valute nazionali e altri beni. Il meccanismo di ancoraggio necessita di essere rivoluzionato in due modi:

  • Per prima cosa, le riserve devono essere sottoposte a revisione, così da evitare un disastro Tether 2.0. I revisori devono essere trasparenti, affidabili e sicuri, così che abbia senso sfruttare un’organizzazione governativa per il lavoro.
  • Inoltre, il progetto dovrebbe essere supportato a livello legislativo. Ciò fornirebbe un quadro normativo per i pagamenti, una registrazione sul bilancio di esercizio, straniamento normativo trasparente, ereditarietà e gestione dei reclami tramite procedure legali.

Tutto ciò funziona sotto molti aspetti: per gli utenti, i soldi diventano più privati, in quanto passano dalle banche alla tecnologia della blockchain – per non parlare di tutti gli altri vantaggi ben noti che questa tecnologia porta alla finanza. Lo stato, invece, beneficia della garanzia che l’offerta monetaria della sua valuta non aumenti e i fondi disponibili vengano utilizzati come riserve.

Questo approccio ha il potenziale per realizzare la visione di von Hayek: compariranno centinaia di valute legali, stabili e trasparenti, tutte ancorate ad asset come l’oro, il petrolio, il grano, le valute nazionali e le materie prime. Competeranno tutte per accaparrarsi gli utenti che saranno in grado di prendere una scelta basata sui benefici che ciascuna moneta comporterà per il loro caso d’uso specifico.

E se ritenete che 100 diverse monete stabili siano troppe, sappiate che il nostro von Hayek aveva pensato a tutto. Tre anni dopo aver diffuso l’idea del rilascio di numerose monete private, capì che tutte queste valute avrebbero provocato un ecosistema disordinato. Nella versione aggiornata del suo libro (con la didascalia “The Argument Refined”), dichiarò che i mercati avrebbero avuto una convergenza verso un numero limitato di standard monetari.

Potrebbe aver avuto ragione; ancora una volta!

Biografia: Anatoly Knyazev è un informatico e co-fondatore di Exante, Bitcoin Fund e Exan.tech. Ha iniziato la sua carriera nel 2000 come trader di derivati presso il suo fondo personale. Ha sviluppato un software di trading che si è poi trasformato in Exante, prime broker con sede a Malta. Nel 2012, Anatoly ha creato il primo fondo in Bitcoin al mondo.