Il reddito di base in Italia potrebbe funzionare

25 Maggio 2017, di Daniele Chicca

In alcuni paesi come l’Italia un reddito di base dall’importo appena sufficiente alla “sopravvivenza” economica di tutti, potrebbe portare a risparmi per le casse statali. La conclusione positiva del rapporto dell’Ocse sul reddito di base ha del sorprendente, ma non bisogna farsi ingannare da una simile dichiarazione.

Il reddito di cittadinanza – una sorta di salario minimo o sussidio di disoccupazione, a seconda dei casi, per tutti – ha un costo e se in Italia potrebbe funzionare è solo perché lì il sistema di sicurezza sociale è quasi inesistente. E in tutti i casi le aspettative di remunerazione “offerta” dallo Stato devono restare molto basse, complici la crescita fiacca e le entrate tributarie strozzate dalle spese pubbliche ancora molto elevate.

I calcoli del report dell’Ocse, citati da Bloomberg, prevedono un importo di partenza di appena 158 al mese, un quinto del livello considerata linea di demarcazione tra soglia di povertà e sostentamento. Sarebbe stato più sensato se avessero preso come punto di partenza almeno mezzo milione di euro come salario di partenza.

Ma il ragionamento dell’organizzazione di Parigi è il seguente: la rete di sicurezza sociale italiana è talmente scarsa (vedi tabella sotto riportata), che anche un reddito di cittadinanza così basso sarebbe una lieta novità per le classi meno agiate. È solo la base di partenza per un’idea meglio strutturata e da attuare magari in tempi economici migliori. Uno schema nuovo come quello del reddito di base, se ben strutturato, potrebbe riuscire a ridurre le ingiustizie dei sistemi di sicurezza sociale e consentire persino ai governi di risparmiare denaro.

Con reddito di base basso, governo guadagnerebbe soldi

“È il caso dell’Italia – sottolinea Bloomberg dati alla mano – dove l’80% circa dei cittadini delle classi meno agiate guadagnerebbero dei soldi se il reddito di cittadinanza sostituisse il sistema attuale”. Non solo: il reddito di cittadinanza costerebbe meno dell’attuale apparato di sostegno sociale, generando potenzialmente risparmi aggiuntivi che potrebbero essere utilizzati anche per incrementare la somma del reddito fisso garantito a tutte le persone maggiorenni.

L’Ocse ha deciso di partecipare all’acceso dibattito sul reddito di cittadinanza dopo che due paesi industrializzati, la Finlandia e il Canada, hanno già iniziato test su larga scala. L’Olanda potrebbe avviare un’iniziativa simile a settembre e in Francia, con il candidato del partito Socialista che l’aveva inserita nel suo programma, si era discusso dell’idea durante la campagna elettorale delle presidenziali, ma Benoit Hamon non godeva della forza politica per portare avanti il suo progetto innovativo.

La bellezza del reddito di base è che riesce a mettere d’accordo la fazione socialista, mossa dall’ideale di eliminare la povertà, con quella libertaria che vorrebbe che i governi giochino un ruolo sempre minore nella ridistribuzione della ricchezza. Non è un caso che in Italia il reddito di cittadinanza sia uno dei cavalli di battaglia del programma politico del MoVimento 5 Stelle, partito né di destra, né di sinistra, che i sondaggi danno in testa se si dovessero tenere oggi le elezioni.

La somma di 158 euro al mese è pari alla metà del livello ufficiale di povertà in Finlandia e in Francia. Arrivare alla fine del mese soltanto con un importo del genere sarebbe un’impresa. Se si ritiene che il reddito di base sia una sorta di assicurazione contro la perdita di posti di lavoro per via delle innovazioni tecnologiche, che impatteranno negativamente soprattutto i lavori “manuali”, funzionerebbe solo per i dipendenti meno qualificati.

In molti paesi sarebbe politicamente impossibile fare passare una misura del genere che sancisce di fatto la morte delle esenzioni fiscali per finanziare un reddito universale così basso. In Francia, significherebbe perdere i crediti d’imposta per i costi scolastici e medici. È difficile immaginare, scrive Bloomberg, che gli elettori della classe media votino a favore di una misura che scambia favori fiscali con un reddito di base talmente basso.

Inoltre sarebbe un compito arduo convincere anche quelle sacche povere della popolazione che possono godere di stipendi più alti del reddito di base proposto. I governi apprezzerebbero probabilmente la semplificazione del sistema di sicurezza sociale e di crediti d’imposta che il reddito di cittadinanza poterebbe, ma mettersi contro l’opinione pubblica renderebbe ingiustificata una simile iniziativa, che invece è nata per essere popolare, anzi “populista”, secondo i critici.