Il Fisco chiede 40 miliardi. Gli obbligati e gli esonerati

19 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI)- Vado al massimo, vado a gonfie vele. Ma solo per il Fisco. L’erario si appresta a fare un bottino ricco da qui a fine 2013: circa 25,3 miliardi tra acconti Irpef e Ires (società), almeno 10 miliardi di Imu, 3/4 miliardi tra Tares e imposta sui servizi. Totale quasi 40 miliardi. Un mese pesante attende, quindi, i contribuenti (vedi tabelle).

E, se negli anni scorsi il Fisco aveva tenuto conto della crisi riducendo la percentuale degli anticipi d’imposta, nel 2013 ha fatto marcia indietro. Per finanziare qualche mini-taglio ha portato l’aliquota dell’acconto Irpef, se si può usare ancora il termine acconto, al 100% (era al 99%).

In pratica si deve anticipare entro il 2 dicembre (il 30 novembre, scadenza normale cade di sabato) tutta l’imposta dovuta per il 2013. E andrà ancora peggio per le imprese visto che l’aliquota sale addirittura al 101%. E non è finita. Perché è possibile che le aliquote vengano ancora innalzate per far fronte a riduzioni di altre imposte, nonostante il tempo stringa visto che alla scadenza mancano solo due settimane.[ARTICLEIMAGE]

Che cosa si paga

Entro il 2 dicembre oltre all’Irpef vanno versati anche l’acconto Irap (per chi ha un attività in proprio), quello Ivie (l’imposta che colpisce gli immobili situati all’estero), quello dell’Ivafe (investimenti finanziari oltre frontiera) e quello della cedolare secca sugli affitti. Commercianti, artigiani e gli iscritti alla gestione separata devono versare anche l’acconto dei contributi Inps. Le società di capitali pagheranno l’anticipo Ires e Irap.

Chi ha fatto il modello 730 non deve versare nulla, ci pensa il sostituto d’ imposta. Nessun anticipo è dovuto per l’ addizionale regionale. Per quella comunale è dovuto un acconto del 30%, che dovrebbe essere già stato versato con il saldo di Unico.

Gli obbligati

L’acconto Irpef è dovuto se al rigo RN33 (differenza) dell’ultimo modello Unico compare un importo pari o superiore a 52 euro. Se questo avviene, possono esserci due situazioni:

– l’importo del rigo RN33 va da 52 a 260 euro. In questo caso, l’operazione acconto è semplice: basta calcolare il 100% dell’importo qui indicato ed effettuare il versamento in unica soluzione entro il 2 dicembre usando il modello F24 (codice tributo 4034);

– l’importo del rigo RN33 è superiore a 260 euro. Le cose sono più complicate perché a questo livello scattava l’obbligo di versare il doppio acconto. La prima rata, però, andava versata entro il 17 giugno (o 8 luglio per chi ha gli studi di settore), la seconda scade il 2 dicembre. Per non commettere errori e controllare i vecchi calcoli, basta calcolare il 100% del rigo RN33 e sottrarre quanto versato come prima rata. La differenza corrisponde alla somma da versare ora. Chi ha differito i pagamenti estivi al 17 luglio (o al 20 agosto per chi ha gli studi di settore) ha aggiunto alla prima rata la maggiorazione dello 0,40% (che nell’ F24 andava cumulata insieme all’imposta). Nei calcoli bisognerà tenerne conto.

Nel modello di pagamento l’acconto va indicato al centesimo di euro. I contribuenti «ritardatari» che non hanno versato la prima rata, possono correre ora ai ripari corrispondendo l’intera somma, più la mini sanzione del 3,75% sulla prima rata e gli interessi legali al tasso del 2,5% annuo, calcolati con maturazione giornaliera a partire dalla data non rispettata. Se da Unico risultano crediti non utilizzati né chiesti a rimborso, vanno detratti prima di versare. Se pensate che quest’anno pagherete minori imposte rispetto all’ultima dichiarazione potete calcolare l’acconto in base all’imposta che sarà dovuta a consuntivo in Unico 2014 (vedi articolo qui sotto).

Gli esonerati

Ecco chi può sfuggire all’obbligo dell’acconto:

– chi ha indicato nel rigo RN33 di Unico un importo non superiore a 51 euro;

– i dipendenti e pensionati che hanno fatto il 730 (alla trattenuta dell’eventuale anticipo ci pensa il datore di lavoro);

– chi non ha presentato la dichiarazione dei redditi per l’anno precedente perché non obbligato (come chi ha solo reddito di lavoro o pensione);

– chi possiede il solo reddito di lavoro o pensione e l’abitazione principale e relative pertinenze e altri fabbricati non locati (quest’ultimi per il 2013 non sono soggetti a Irpef con l’entrata in vigore dell’Imu);

– chi ha conseguito solo redditi esenti da Irpef o assoggettati a ritenuta d’imposta (come gli interessi sui depositi bancari e postali oppure sui Bot, Cct o altri titoli pubblici);

– i contribuenti che conseguono nel 2013 redditi da dichiarare, ma che a giugno non hanno presentato la dichiarazione perché esonerati (come chi ha iniziato un’attività nel corso dell’anno);

– gli eredi dei contribuenti deceduti nel corso del 2013. L’esonero si riferisce ai soli redditi del defunto.

Non versa l’acconto di novembre anche chi ha preferito corrisponderlo in unica soluzione a giugno/luglio o agosto.
Associazione italiana dottori commercialisti [ARTICLEIMAGE]

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