Gundlach: “rialzi azionario non dureranno, verso mercato orso”

9 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Non aspettatevi niente di stellare da Wall Street, visto che lo S&P 500 ha un margine di rialzo potenziale +2%, e un margine di ribasso potenziale di ben -20%. In poche parole, l’azionario Usa è da mercato orso. La previsione arriva dal guru dei bond Jeff Gundlach.

Gundlach non si fida assolutamente del recente rally che è stato messo a segno da Wall Street, e definisce gli acquisti frutto di “un rally da mercato orso”.

La sua view è ribassista, tanto che sta pensando anche di chiudere alcune posizioni lunghe che aveva aperto a febbraio, quando si mostrò rialzista almeno su alcuni titoli azionari (pur ribadendo, anche allora, di prevedere un mercato azionario in mercato orso). In quell’occasione, disse anche che i prezzi dell’oro sarebbero saliti entro la fine dell’anno fino a $1.400, sulla scia della crescente sfiducia degli investitori nei confronti delle banche centrali.

Stando a un articolo di Reuters, il numero uno di DoubleLine Capital ha reso ora ancora più chiara la propria view, affermando che il rally degli asset rischiosi sta per terminare e che sia quegli asset che i prezzi del petrolio si imbatteranno in diversi ostacoli.

“Il petrolio, come ho detto, ha vissuto un bel momento segnando un rally da $28 a $38 (riferimento al contratto WTI scambiato a New York). Ma ora inizieranno tempi duri. Il petrolio è la chiave di tutto”. Tra l’altro, a meno che l’oro non segnerà un altro balzo di $10 al barile o superiore, “diverse aziende falliranno, fattore che ucciderà il sistema bancario“.

Sull’oro, è stato reiterato il target price a $1.400 l’oncia:

L’oro è il sistema anti-banche. E i tassi negativi sono negativi per il sistema bancario”.

Gundlach non è ottimista neanche sull’azionario dei mercati emergenti. Sarebbe in generale “una grande perdita” investire sull’azionario. Il guru ha precisato infine che la sua società si sta comunque posizionando su alcuni asset, in particolare sui bond denominati in valuta non Usa, che hanno riportato buone performance.

Riguardo al dollaro, invece, “non ci sono progressi” nel breve termine, anche se l’outlook è rialzista nel lungo periodo.