Gundlach vede minimi di mercato più bassi del 2018

13 Marzo 2019, di Alberto Battaglia

L’investitore che aveva previsto la vittoria di Donald Trump alla Casa Bianca, quando ancora era considerata pressoché impossibile (gennaio 2016), è convinto che l’economia americana sia prossima a cambiare rotta. In particolare Jeff Gundlach, fondatore di DoubleLine Capital, ritiene che i dati del mercato del lavoro costringeranno presto la Fed a intervenire in senso restrittivo.

Gundlach, intervenuto nel corso di una presentazione intitolata “Highway to hell”, ha mostrato alcuni grafici a supporto di questa visione pessimista. Nel primo grafico in basso Gundlach ha mostrato la crescita dell’indice Nfib sulle posizioni lavorative difficili da colmare per le piccole imprese.

Nel secondo grafico, invece (più in basso), è possibile osservare la crescita anno su anno dei salari americani: un ritmo di crescita ai massimi dai tempi pre-crisi.

 

Surriscaldamento inflazione e prospettive di recessione

La crescita dei salari secondo Gundlach si rifletterà sull’inflazione rendendo così necessario un nuovo corso di politica monetaria restrittiva da parte della Federal Reserve.

In conclusione, Gundlach – che non è nuovo a previsioni pessimiste – sostiene che il mercato azionario toccherà quest’anno minimi inferiori a quelli sperimentati nel 2018. Il guru dei mercati obbligazionari è da tempo che mette in allerta sull’inversione della curva dei rendimenti dei Bond su più parametri temporali.

Le possibilità di una recessione, unita ai crescenti deficit commerciali statunitensi potrebbero minacciare la rielezione di Donald Trump, ha aggiunto Gundlach. Il magnate newyorchese, del resto, aveva promesso una riduzione degli squilibri che gli Usa avevano con l’estero.

“Non sono sicuro su cosa accadrà nelle prossime elezioni”. Se Trump dovesse soccombere, ha suggerito Gundlach, probabilmente il prossimo presidente sarà un Democratico di ispirazione socialista che potrebbe percorrere la via della Modern Money Theory (MMT).

“Questa teoria è assai meno avversa alla monetizzazione del debito pubblico, contestando i timori di iperinflazione connessi a questa pratica. Non sarebbe uno scenario desiderabile secondo l’investitore: essa si basa su “argomento completamente fallace”, che sta però conquistando “dottori di ricerca in economia” che ne bevono l’assurdità completa”. E che verrebbe “utilizzata per giustificare un massiccio programma socialista” di spese pubbliche.