Grecia: stato in bancarotta e prigione per migranti

18 Marzo 2016, di Daniele Chicca

ATENE (WSI) – Mentre le autorità europee sono riuscite a strappare un accordo preliminare con la Turchia per tentare di tamponare la crisi dei rifugiati senza compromettersi troppo e senza violare le leggi di diritto internazionale, a Idomeni, in Grecia, un accampamento di rifugiati è diventato una prigione per i migranti in cerca di un futuro di benessere in Europa.

Bloccati al confine con la Repubblica di Macedonia, non possono né tornare indietro né andare avanti. C’è chi preso dalla disperazione nei giorni scorsi ha persino provato a sfondare le recinzioni doganali con un palo di metallo, scontrandosi con la polizia di frontiera.

In un bellissimo reportage arricchito da foto spettacolari, Jim Yardley sul New York Times dà uno spaccato della situazione drammatica delle 44 mila persone intrappolate in un paese che rischia di fare default nonostante tre piani di salvataggio esterni. Il numero di rifugiati accampati continua a salire.

Gli accampamenti di fortuna che accolgono 12 mila rifugiati sono “primitivi, surreali e squallidi”. Una delle persone intervistate dal giornalista, Ahmad, scappato dalla Siria due settimane prima, non capisce perché alla sua famiglia non venga concesso di attraversare il confine macedone, che si può osservare distante la lunghezza di un campo da calcio.

Centinaia di migliaia di migranti disperati sono passati di qui l’anno scorso, ma ora la dogana con la Repubblica di Macedonia confinante è chiusa. La porta per l’Europa è stata chiusa. E qui a Idomeni l’Europa unita potrebbe celebrare il suo funerale se le proposte concordate oggi con la Turchia non avranno successo.

L’accordo Ue-Turchia

Il vertice dei 28 Paesi membri dell’Unione Europea ha prodotto un difficile accordo per il contenimento della crisi umanitaria che sta colpendo la Grecia. Ad Ankara viene richiesto di accogliere i migranti da rimpatriare, ossia quelli la cui domanda di asilo sia stata respinta o non inoltrata. In cambio la Turchia otterrà il tanto ricercato senza obbligo di visto verso i Paesi dell’area Schengen (a condizione che entro giugno Ankara metta in atto 72 riforme).

Intanto i rifugiati dicono di essere in condizioni “miserabili”, senza bene capirne i motivi. I “prigionieri” dell’accampamento greco non sanno cosa succede al di fuori di Idomeni. Fuori c’è il mondo della politica e dentro la tragedia umana di persone in fuga dalle guerre di Siria e Iraq del cui scoppio le potenze economiche occidentali sono complici.

Da tempo i leader greci chiedono alle autorità europee di alleggerire le richieste e concedere una svalutazione o almeno una parziale ristrutturazione del debito più grande d’Europa. La Grexit non è ancora scongiurata dopo che il paese si è rifiutato di apportare altri tagli al sistema pensionistico già dilaniato dalle ultime misure draconiane di austerità.

Per affrontare la crisi dei rifugiati i leader Ue sono stati criticati per aver concesso sei miliardi di euro alla Turchia e nemmeno un euro a Grecia e Italia. I gruppi non governativi, le associazioni di volontariato e le organizzazioni umanitarie hanno avvertito che, dopo la crisi del debito, se l’intesa con la Turchia non darà i frutti sperati, la Grecia rischia di dovere fare i conti all’interno dei propri confini con una crisi umanitaria entro quest’estate.

Fonte: New York Times