Governo Letta: idee ci sono, mancano soldi e coraggio

13 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Nella conferenza successiva al vertice di governo “per fare spogliatoio” all’abbazia di Spineto, il premier Enrico Letta ha voluto placare le polemiche e le voci di divisioni intestine osservando che “Tra noi c’e’ lealta’ reciproca”. Allo stesso tempo stop ai comizi come quello di Brescia indetto dal PdL per protestare contro la magistratura e la presunta “persecuzione” del capo Berlusconi.

Subito commissioni per le riforme, in primi su casa e disoccupazione. Esecutivo al lavoro anche per abolire il finanziamento pubblico ai partiti.

Il Financial Times non ha nascosto un certo scetticismo sulla capacita’ del governo Letta di incidere significativamente sulla spesa pubblica e trovare cosi’ quelle indispensabili risorse con cui finanziare il suo programma e le sue tante promesse presenti nell’agenda dei 100 giorni.

Anche il centro studi liberale Istituto Bruno Leoni la pensa in modo analogo. Dovendo “pagare un prezzo” al centrodestra per conquistarne la fiducia, Letta ha annunciato uno stop alla rata dell’Imu a giugno: non si tratta dell’abolizione, ma del rinvio della tassa sulla casa in vista di un ridisegno.

“Il guaio – dice il filosofo liberale Carlo Lottieri – è che l’Imu è solo una piccola parte di un prelievo tributario mostruoso, che pesa come un macigno su di noi. E se si interverrà unicamente sull’Imu e magari innalzando altre imposte e aumentando il debito (come si sente dire), le aziende continueranno a fallire e i lavoratori del privato a perdere il posto”.

In piu’, come ha osservato il direttore del think tank ispirato sul modello di quelli anglosassoni Carlo Stagnaro, i tagli piu’ urgenti sono quelli a Irap e Irpef, non all’Imu.

Detto questo, da Alberto Mingardi, direttore generale confondoatore nel 2004 del centro studi, arriva anche qualche parola buona. La grande coalizione, sostiene il pensatore liberale, ha il vantaggio di essere giovane e questo non e’ un dettaglio da poco. A suo modo di vedere, la politica messa in atto era la sola soluzione possibile per sbloccare lo stallo che durava ormai da 56 giorni. “Nonostante le divisioni interne, ci sono le condizioni perche’ il governo duri”, ha dichiarato al quotidiano svizzero Le Temps.

In generale, insomma, sempre secondo il centro studi di cui fa parte Oscar Giannino, “il premier non pare consapevole della gravità del momento e della necessità di una svolta”, né pare vedere le reale condizioni di un mondo produttivo che s’avvita tra prelievi fiscali crescenti, capitali che mancano e giovani che se ne vanno, una base imponibile che si restringe e che induce – di conseguenza – ad alzare ancor di più la pressione fiscale.

“In tali circostanze – chiosa Lottieri – ci si augura sempre di sbagliare, ma non c’è proprio modo d’essere ottimisti”.

L’esecutivo ha in piu’ di un’occasione espresso la volonta’ di tagliare le province per recuperare il denaro che verra’ a mancare con la riduzione del costo del lavoro e l’abolizione o almeno la sospensione dell’IMU.

All’epoca del governo Berlusconi e poi durante il governo Monti, alcuni studi del ministero del Tesoro e dell’ufficio studi della Camera stimarono il risparmio possibile soltanto in qualche centinaio di milioni. L’Istituto Bruno Leoni ha parlato di circa 2 miliardi, sufficienti comunque a finanziare soltanto alcune delle misure proposte dal governo Letta.

Si e’ parlato inoltre del taglio sul costo delle forniture della pubblica amministrazione, dalle matite alla carte per i ministeri alle siringhe per gli ospedali, che valgono diverse decine di miliardi.

Un altro settore da cui si potrebbero recuperare dei soldi ottimizzando i servizi e’ quello della Difesa. Il problema di tagliare il bilancio dedicato alle spese militari e’ che per il 65%-75% viene utlizzato per pagare stipendi e pensioni.

Molto del futuro italiano si decidera’ poi in Europa. Come ha sottolineato amaramente Wolfgang Munchau, nel suo ultimo editoriale apparso sul Financial Times, “la via per far cessare l’austerita’ passa dall’abrogazione del fiscal compact e dalla modifica delle politiche fiscali”.

Sarebbe ingenuo pensare che ciò potrà accadere. L’austerity, anche se presentata con parole al miele, e’ qua per restare. “E durera’ per tutto il tempo in cui esisterà l’euro”.