Fuga di capitali: i soldi oltre confine per star sereni

22 Gennaio 2019, di Redazione Wall Street Italia

di Benedetta Gandolfi

Aumentano le richieste di informazioni per spostare i propri soldi e investimenti all’estero

Nelle salette esclusive delle banche monegasche di Boulevard des Moulins dicono che gli italiani hanno ricominciato a spostare qui i loro soldi. Lo stesso sta accadendo verso gli sportelli virtuali delle banche fintech, la tedesca N26 e l’inglese Revolut. Dove però l’operatività è molto più agile e rapida.

Risparmiatori spaventati

Le ragioni che spingono gli italiani a trasferire i capitali all’estero sono tre in particolare: il rischio di uscita dall’euro, di una patrimoniale, di un prelievo forzoso dai conti correnti.

“Stiamo notando una crescente preoccupazione per le sorti dell’Italia, sia da parte di chi ha patrimoni importanti sia dal mondo retail”

conferma Luca Mainò, managing partner di Consultique che prosegue:

“Anche chi finora non aveva pensieri su come mettere in salvo il patrimonio, ora li ha. Persone che cercano vie per portare i soldi o aprire dossier titoli all’estero. Con la libera circolazione dei capitali è legale. Basta dichiararlo al fisco. Le richieste per il momento sono solo a titolo informativo ma se la situazione si aggravasse, i clienti potrebbero passare dalle parole ai fatti”.

Come trasferire

I canali più comuni per portare i soldi all’estero sono: spostamento del denaro in contanti, trasferimento telematico con bonifico dalla propria banca a un istituto estero, impiego di intermediari specializzati nel money transfer, utilizzo di una fiduciaria.

“Nel primo caso occorre indicare cosa si vuol fare della somma, pena il rischio di essere segnalati all’Unità antiriciclaggio di Banca d’Italia, e va fatta segnalazione anche alla dogana quando si varca la frontiera, dimostrando la provenienza del denaro, almeno per cifre oltre i 10 mila euro”

spiega Fabrizio Vedana, vice direttore generale di Unione Fiduciaria.

“Non serve invece nessuna dichiarazione se il versamento avviene attraverso bonifico, a meno che non si tratti di un Paese in black list. In questo caso, scatta la segnalazione all’antiriciclaggio”.

Se ci si avvale di una fiduciaria italiana si deve pagare una commissione (in genere il 2 per mille). In questo caso il cliente farà il bonifico alla fiduciaria dove ha aperto il conto e sarà quest’ultima a occuparsi dei trasferimenti verso un conto estero intestato a se stessa facendosi carico anche degli aspetti fiscali.

Occhio al fisco

Chi si intesta il conto direttamente invece dovrà compilare il quadro RW nella dichiarazione dei redditi e provvedere al pagamento delle tasse su eventuali redditi e capital gain. È bene ribadire il fatto che anche i soldi all’estero sono tassati.

“Se non vengono dichiarati, con gli accordi sullo scambio di dati è facile essere individuati. L’unico Paese che non ha sottoscritto un accordo sono gli Stati Uniti. In questo caso, se non si dichiara il denaro nel quadro RW, l’amministrazione fiscale potrebbe venirne a conoscenza tramite rogatoria”.

Le banche italiane si stanno rendendo conto del problema e stanno cercando di definire accordi con banche estere di paesi considerati più sicuri. In genere permettono ai clienti di aprire il conto sulla banca con cui hanno un accordo ma tendono a mantenerne la gestione finanziaria. Oppure c’è il canale delle Sicav: in questo caso i soldi sono protetti dato che queste sono spesso domiciliate altrove però è bene sapere che i soldi non si possono toccare.

“Il mio suggerimento – riprende Vedana – è di fare bene i conti per capire se convenga. Spostare denaro costa, dato che vanno considerati anche gli adempimenti connessi, dal commercialista, alla compilazion del quadro RW della dichiarazione dei redditi, alla fiduciaria”. E conclude: “Si può diversificare il rischio Paese senza trasferire il denaro investendo su strumenti in dollari, valute forti, fondi immobiliari, oro”.

In tutti i casi vale sempre il consiglio finale di leggere bene i prospetti informativi.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di dicembre del magazine Wall Street Italia