Governo vuole troncare 345 parlamentari

12 Luglio 2018, di Alberto Battaglia

La riforma costituzionale che, fra le altre cose, prevedeva la riconversione del Senato, portato a 100 membri, era stata ferocemente osteggiata dal Movimento 5 stelle. La riduzione dei parlamentari, però, è un obiettivo nuovamente sul tavolo: lo ha annunciato il ministro per le Riforme, Riccardo Fraccaro del MoVimento 5 Stelle, durante un’audizione alla Commissione Affari costituzionali alla Camera.

“Il governo proporrà un disegno di legge di riforma costituzionale con “una drastica riduzione” del numero dei parlamentari, fino a “400 deputati e 200 senatori”, un provvedimento che porterà “a risultati in termini di spesa”, ma anche a “migliorare il processo decisionale nell’interesse dei cittadini”.

Attualmente il numero dei deputati è di 630 e quello dei senatori 315: si tratterebbe dunque di un calo del 36,5% per entrambi i rami del parlamento (al netto, 345 parlamentari in meno). “La riduzione del numero dei parlamentari è chiesta a gran voce dai cittadini, anche perché” l’Italia è il Paese con più alto numero parlamentari eletti in Europa”.

Come già anticipato dal contratto di governo, la riforma costituzionale andrebbe anche ad abolire il quorum nei referendum abrogativi, per favorire la partecipazione dei cittadini – ha spiegato Fraccaro.

“L’anomalia del quorum è evidente nel confronto con le altre democrazie. Il quorum rappresenta l’ostacolo principale alla partecipazione: anziché premiare i cittadini che si recano alle urne li penalizza, favorisce l’astensionismo, creando un danno grave alla democrazia”.

Nella stessa direzione va anche l’altra novità del referendum propositivo, con “particolare rilievo” alla “valorizzazione dell’iniziativa legislativa popolare“, che prevederà, nell’ipotesi di riforma, “l’obbligatorietà dell’esame delle Camere sulle leggi di iniziativa popolare, con una modifica dei regolamenti parlamentari”.

La sensazione, anche qui, è quella di un mezzo deja vu: anche la riforma Boschi, bocciata alle urne, prevedeva l’obbligatorietà della discussione delle leggi di iniziativa popolare che avessero raggiunto la soglia (triplicata) di 150mila firme.

Non solo, venivano previsti abbassamenti dei requisiti minimi di votanti ai referendum abrogativi nei casi in cui a richiederli fossero stati 800mila e non solo 500mila cittadini e venivano previsti in costituzione anche i referendum popolari propositivi e d’indirizzo.