Flop risiko popolari. In arrivo terremoto in questa banca

16 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Che fine ha fatto il risiko popolari? Soprattutto, il tanto preannunciato matrimonio tra BPM e Banco Popolare? La fusione, riportano indiscrezioni di stampa, sarebbe sul punto di saltare, a causa di un imminente blitz. Blitz che dovrebbe riguardare i vertici di BPM (Banca Popolare di Milano), e concretizzarsi con il ritorno in campo dell’ex numero uno Andrea Bonomi. A riportare i rumor è Libero Quotidiano, in un articolo firmato da Francesco De Dominicis.

Patron di InvestIndustrial, Bonomi era stato già alla guida di BPM – nota anche come istituto di Piazza Meda, Milano, dove c’è la sede ufficiale – nel periodo compreso tra il 2011 e il 2013. In quell’anno, aveva poi deciso di dire basta e gradualmente aveva smobilizzato la quota detenuta nella banca milanese, pari all’8,6% del capitale. Ora:

“Secondo le indiscrezioni raccolte da Libero, Bonomi avrebbe già il sostegno dei soci-pensionati (che in Bpm sono determinanti) e la sua lista verrebbe appoggiata pure dalle segreterie nazionali dei sindacati”.

Bonomi dovrebbe ientrare in gioco contro l’attuale numero uno, Giuseppe Castagna, con un vero e proprio terremoto, che avrà come palcoscenico l’assemblea primaverile, in cui si voterà per la trasformazione di BPM in società per azioni.

“La «lista Bonomi» sarà contrapposta a quella sostenuta dall’ amministratore delegato, Giuseppe Castagna, che punta su Marcello Priori come successore di Piero Giarda, attuale numero uno del consiglio di sorveglianza. Un terremoto: il cambio della guardia sul ponte di comando è destinato a sancire la fine del regno di Castagna a piazza Meda. L’ ex alto dirigente di IntesaSanpaolo, del resto, è il regista del progetto di integrazione tra Milano e Verona(sul quale si è impegnato in prima persona), ora vicino al fallimento”.

Un fallimento, quello di un’unione tra BPM e l’istituto di Verona BP (Banco Popolare), le cui probabilità crescono ogni giorno che passa, ‘grazie’ alle richieste della Bce, contro cui si è imbattuto continuamente Castagna, che aveva annunciato il piano nei primi giorni di febbraio.

Libero sottolinea come gli ostacoli principali siano stati il no della banca centrale guidata da Mario Draghi a una BPM società per azioni autonoma per tre anni e il dikat di un aumento di capitale di almeno due miliardi di euro.

“Ma se il veto all’ autonomia di piazza Meda era noto, il discorso sul rafforzamento patrimoniale era stato di fatto mascherato. Nei giorni scorsi, in effetti, erano circolate ipotesi soft: la prima prevedeva un aumento di capitale da 1,5 miliardi; la seconda rimandava la questione a fine anno, riducendo la faccenda ad appena 7-800 milioni. Castagna aveva dato ampie rassicurazioni ai soci Bpm (niente aumento) e lo stesso, a Verona, aveva fatto l’ ad del Banco: «Non ci sarà mai un aumento di capitale per questa operazione» dichiarò Pier Francesco Saviotti il 12 febbraio. Lo stesso giorno il capo di piazza Meda si mostrò tranquillissimo: «Stiamo lavorando, andiamo avanti ma non c’ è nessuna urgenza né fretta. Non so come sono usciti fuori» i paletti della BCE“.

Una posizione decisamente scomoda per Castagna, che evidentemente non aveva fatto i conti con gli ordini arrivati da Francoforte sulla necessità di varare un aumento di capitale. Il numero uno di BPM si è trovato a fronteggiare lo scetticismo crescente dei soci-lavoratori e dei pensionati della banca di Milano, che , scrive De Dominicis, “si sono incontrati un paio di volte per valutare l’ iter delle nozze ed è proprio in queste occasioni che è maturato il desiderio di rivolta. Gli azionisti Bpm, che si apprestano ad abbandonare il modello popolare, si chiedono, in particolare, perché negli scorsi mesi sia stata rifiutata la pista Ubi banca“.

Sembra di fatto che un matrimonio BPM-Ubi Banca non avrebbe comportato grane di questo tipo: ma, a quanto pare, Castagna avrebbe dovuto dire molto probabilmente addio alla poltrona di numero uno dell’istituto che sarebbe nato dalla fusione, diventando il vice di Victor Massiah, numero uno di Ubi Banca.

Che succederà ora che arriverà Bonomi? Il quotidiano riporta che “c’ è l’ idea di mantenere la Bpm stand alone per un po’, per poi valutare, solo dopo il passaggio alla spa, altri dossier e fusioni: ma Milano vuole essere predatore, non ci sta a ridursi a preda. In tutto questo, Banco Popolare sta per ritrovarsi di colpo ‘orfana’.

E intanto:

“Radar accessi a Roma: a palazzo Chigi il premier, Matteo Renzi, teme che il naufragio dell’ asse Milano-Verona possa indurre la Bce a tornare alla carica per una sistematina al Monte dei paschi di Siena”.

A tal proposito, proprio per tutelare MPS, si pensa all’opzione che vede in primo piano il Tesoro.

Per ora, intanto, si ha l’impressione che il risiko popolari di cui si parlava tanto sia partito con un bel flop.