Fiat faccia chiarezza sul debito, strategia suicida

1 Novembre 2012, di Daniele Chicca

(WSI) – Nel film Il Gioiellino ispirato al crack Parmalat il responsabile marketing chiede al Cfo del gruppo Leda (alter ego della casa alimentare parmense): “Ma lei chiederebbe un prestito per acquistare un’auto se avesse un milione in banca?”. Con una liquidità di 17 miliardi di euro sui conti correnti che va via via assottigliandosi, perché Fiat non si occupa di ripianare un debito di 52,955? Anche tenuto conto che stando alle stime degli analisti l’indebitamento netto è destinato a crescere?

La domanda sorge spontanea e sarebbe la prima che la stampa servile delle grandi società rappresentative del made in Italy dovrebbe porre direttamente all’AD Sergio Marchionne. Nessuno invece dopo i conti, che peraltro non hanno superato l’esame degli analisti e del mercato, è tornato a porre l’accento sulle indiscrezioni stampa circa un presunto faro acceso dall’Authority “sulla reale consistenza della liquidità dichiarata a bilancio”, che negli ultimi tempi ha contribuito a schiacciare i titoli del Lingotto.

Se da un lato nei primi nove mesi del 2012 il tasso complessivo che il gruppo Fiat ha pagato sul suo debito ingente è solo del 3,11% (dal 2,35% del 2011), alcune delle obbligazioni pagano interessi reali di oltre il 6%. Non converrebbe allora ripianare il debito con il cash a disposizione?

Anche se il tasso annuale complessivo pare basso, assume tutt’altre proporzioni se la percentuale si calcola sui 52,995 miliardi di euro di debito totale: su base annuale significa un aggravio di 434 milioni di euro (tendenziali) di soli interessi che peseranno sul bilancio 2012. Si direbbe una politica controproducente, per non dire suicida.

Al consolidato (le obbligazioni per le quali non è indicata una data di scadenza al momento dell’emissione) Fiat arriva a circa 45 miliardi di debiti. Perché allora i 17 miliardi di cash liquido su cui siede il gruppo non vengono impiegati, per lo meno in parte, per abbattere il debito, invece di chiedere finanziamenti tramite bond ad un tasso reale di oltre il 6% (a volte vicino al 7%)? I tanti risparmiatori e soci azionisti meritano una risposta.

L’unica arrivata sin qui e’ quella relativa all’investimento allo stabilimento di Melfi per la costruzione di nuove auto sportive (SUV). In un’intervista al Corriere della Sera, l’AD del gruppo ha annunciato che l’azienda incomincera’ a spendere alla fine dell’anno.

EMORRAGIA LIQUIDITÀ: PERDE 15 MILIONI AL GIORNO

Che Fiat navighi in acque agitate non è un segreto per nessuno. Gli analisti di Credit Suisse hanno sottolineato che negli ultimi tre mesi Fiat ha ridotto la propria liquidità di 2,73 miliardi. In pratica ogni giorno deve fare a meno di 15 milioni.

All’indomani della trimestrale, dove si dichiara un indebitamento lordo di 26,7 milioni a fronte di disponibilità liquide di 17,2 milioni di euro, sono più di una le domande che sorgono spontanee sullo stato di salute delle finanze della storica casa automobilistica italiana.

Se Fiat è così liquida – e lo sarà per poco se il trend del terzo trimestre si confermerà – ma non intende arginare il buco di bilancio, allora perché snobbare testardamente eventuali investimenti in Italia, definendoli “rischiosi” sotto il profilo finanziario? E se si progettano grandi investimenti di altra natura, perché gli analisti sono così scettici?

Un’altra incognita e’ rappresentata dalle prossime elezioni presidenziali Usa: il manager di origini canadesi rischia di perdere un importante alleato in Barack Obama, che con i finanziamenti statali ha aiutato e non poco l’industria dell’auto oltreoceano.

Finché queste domande resteranno senza risposta, il nervosismo del mercato non si plachera’ e nelle sale operative continueranno a circolare voci come quella sul presunto motivo reale per cui Fiat non abbia partecipato 12 mesi fa all’operazione LTRO messa a disposizione dalla BCE con tassi favorevoli, come invece hanno fatto i suoi concorrenti europei. Ottenere liquidita’ facilmente e subito all’1% sarebbe stato uno strumento prezioso per chiudere altri debiti con oneri maggiori. Le voci maligne ipotizzano che Marchionne al tempo non avesse uno straccio di collaterale vero da presentare alla BCE.

Si tratta di mere illazioni, ma rischiano di costare (e stanno già costando agli azionisti) caro. Sulla delicata vicenda della liquidita’ si e’ interrogata anche Mediobanca, tra i broker che ieri hanno deciso di rivedere in peggio il personale giudizio sul Lingotto. Gli esperti della banca d’affari di Milano hanno deciso di abbassare la raccomandazione da Outperform a Neutral e il target price da 6 a 4,7 euro. Il motivo? Gli investimenti ipotizzati sono enormi e non sono state date chiare indicazioni sul debito netto.

I DUBBI SULLA REALE CONSISTENZA DELLA LIQUIDITA’

Nei primi 9 mesi l’indebitamento totale lordo di Fiat Group è aumentato di 1,23 miliardi di euro ovvero del 2,4% a 52,955 miliardi di euro. L’indebitamento netto e’ equivalente a circa 9,5 milioni. Dal momento che il costo dell’indebitamento lordo (6% circa) e’ di almeno 3 volte superiore al rendimento della liquidita’, pari al 2% circa (vedi relazione finanziaria annuale 2011), e’ naturale che sorgano dubbi sulla reale consistenza e utilizzo del contante liquido e sopratutto sui reali motivi di una singolare e prima vista anti-economica strategia finanziaria.

Gli analisti di Mediobanca sono convinti che verrà bruciata cassa nel 2013 e che nel 2014 il gruppo sarà cash neutral. Quanto basta per assumere un atteggiamento votato alla prudenza sui titoli.

Resta negativo anche il giudizio di Barclays, che ha confermato sul titolo Fiat il rating underweight con un target price a 3,90 euro, che implica un potenziale di ribasso dell’1% circa rispetto alle quotazioni attuali. Dopo le perdite accusate martedi’, mercoledi’ il titolo Fiat a Piazza Affari ha lasciato sul campo il -4,33%, attestandosi sotto quota 3,80 euro.

Sono almeno quattro nel complesso gli analisti che hanno ridotto la loro raccomandazione sull’azione dopo che il piano industriale e’ stato annunciato e almeno altri quattro broker hanno rivisto al ribasso il prezzo obiettivo.

Fiat, questo va detto, non e’ la sola azienda del settore europeo a fare fatica, con le vendite che si apprestano ad accusare il calo annuale piu’ accentuato degli ultimi 19 anni. Marchionne ha detto che ha bisogno di rimettere Fiat in marccia prima di completare la fusione con la controllata Usa Chrysler. L’obiettivo per il closing dell’operazione e’ il 2015.

Ma oltre alle liti con i sindacati italiani, il Ceo della casa torinese e’ impegnato in un braccio di ferro con il fondo dei sindacati del Delaware che ha una quota di oltre il 30% in Chrysler. Questa tranche dovrebbe passare di mano per consentire a Fiat di assumere il 100% dell’azinda americana.

COMPRERESTE TITOLI DI UN’AZIENDA CON UN DEBITO 3 VOLTE SUPERIORE AL PATRIMONIO NETTO?

Del caso Fiat e della reazione del mercato che continua a punire il titolo parla anche Vincenzo Longo, strategist di IG Italia, dispensando qualche consiglio agli investitori. Intanto, “il mercato è stato colto di sorpresa, con la pubblicazione dei risultati di bilancio avvenuta ieri, dalla pesante revisione al ribasso del giro d’affari relativo agli anni successivi, 2013 e 2014. Tali tagli hanno pesato sulle prospettive di crescita”. Ovviamente, fa notare Longo, un contesto in cui l’outlook sui ricavi vengono riviste al ribasso, fa aumentare ulteriormente i timori sull’indebitamento netto, destinato a crescere”.

Ci sono state poi anche le contraddizioni tra quanto il mercato prevedeva riguardo alla strategia di Marchionne e quanto l’ad del Lingotto ha poi effettivamente dichiarato: “da settimane circolavano voci su una possibile cessione di Alfa Romeo, marchio su cui invece Marchionne ha deciso di puntare”.
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Un fattore che inciderà senz’altro sul futuro di Fiat sarà l’esito delle elezioni presidenziali Usa: “Obama ha sempre sostenuto il comparto dell’auto, mentre Romney fin dal primo dibattito ha detto di essere contrario a una politica di aiuti a favore del settore”.

Sommando tutti questi fattori, conclude Longo, “la nostra view è quella di tenere il titolo in portafoglio, incrementando eventualmente la posizione con una vittoria di Obama. Un’area di rimbalzo per le quotazioni è collocata verso i 3,50 euro, per chi vuole posizionarsi nel lungo termine su Fiat – con un successivo supporto importante di 3,10 euro -; è possibile anche un rimbalzo fino a 5 euro da qui ai prossimi 6-9 mesi”. Sempre, appunto, che Obama vinca.

Detto questo, lo strategist di IG Italia sottolinea anche che rimangono nodi da sciogliere nel piano del Lingotto. Per esempio, Fiat riuscirà prima o poi a concludere una partnership di rilievo con un’azienda asiatica, e avere finalmente un’esposizione in Asia? Tanto si è detto finora, ma finora non c’è nessun chiaro progetto in tal senso.

Da tante speculazioni, stime e ipotesi emerge un elemento molto chiaro: vi fidereste di comprare azioni o bond di un’impresa nelle cui casse giace un debito di oltre 3 volte superiore al proprio patrimonio netto?

Ha collaborato Laura Naka Antonelli

Per contattare l’autore Twitter @neroarcobaleno; daniele@wallstreetitalia.com