Fed: rialzo dei tassi non prima di novembre

28 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Ormai da sei anni e mezzo i tassi guida della Federal Reserve sono rimasti vicini allo zero. E stando alle ultime cifre macroeconomiche, l’attesa potrebbe essere ancora lunga. L’inflazione non si è rafforzata, i consumi sono ancora sotto i livelli pre crisi e dietro al calo progressivo del tasso di disoccupazione si nasconde un mercato del lavoro ancora instabile.

Ormai il mercato si è convinto che una stretta monetaria non si concretizzerà prima di novembre e possibilmente anche intorno a dicembre-gennaio.

Alla riunione di marzo la Fed ha aperto la porta a un incremento del costo del denaro quest’anno. Ma durante la conferenza stampa successiva la presidentessa Janet Yellen ha detto che le decisioni dipenderanno dall’andamento dell’economia. E gli ultimi numeri hanno deluso.

I datori di lavoro hanno assunto 126.000 nuovi lavoratori il mese scorso, il livello più basso da dicembre 2013. Il risultato ha messo fine a una striscia positiva di 200 mila posti creati al mese che durava da un anno. L’andamento di industria manifatturiera, il mercato immobiliare e le spese al consumo si è dimostrato in tutti i casi debole o al massimo modesto.

Un calo del prezzo della benzina non ha alimentato i consumi, che contano per due terzi circa dell’intera economia, come sperato. Anzi, l’impatto del crollo del valore del petrolio ha avuto principalmente effetti negativi, sui gruppi energetici e sugli stati che fanno tanto affidamento sul business dell’oro nero, come il Texas. Licenziamenti e piani di riduzione dei costi hanno offuscato i risparmi per i consumatori.

Il risultato di tutto ciò è che gli economisti hanno rivisto al ribasso le loro stime sul Pil del primo trimestre.

Per gli analisti di Fidelity Worldwide Investment il rialzo del costo del denaro dopo anni di tassi bassi avverrà intorno al quarto trimestre inoltrato, “se non addirittura nel 2016”.

A dirlo è David Buckle, responsabile della ricerca quantitativa del gruppo, che spiega i motivi per cui non prevede un rialzo dei tassi nel breve termine. “La Federal Reserve aveva previsto di innalzare i tassi a giugno poiché auspicava che nel frattempo l’inflazione si sarebbe rafforzata. Ma ciò non è accaduto, e indubbiamente il crollo delle quotazioni petrolifere non ha aiutato su questo fronte”.

“Finché non aumenterà l’inflazione, dubito che la Fed interverrà”. Sulla reazione dei mercati all’annuncio del tapering, che nel 2013 provocò un’ondata di volatilità, David Buckle ritiene che un simile fenomeno non si ripeterà.

La banca centrale farà di tutto per evitare che si ripeta quanto accaduto allora e l’annuncio del primo rialzo dei tassi dopo tanto tempo, quando arriverà, “sarà senz’altro formulato con cautela”, secondo lo strategist.

“All’epoca dell’annuncio del tapering, la Federal Reserve aveva dichiarato che non avrebbe innalzato i tassi nell’imminente futuro. E quando inaspettatamente fu annunciato che era giunto il momento di ripensare la politica monetaria, ciò scatenò una reazione forte sui mercati”.

Il rendimento sulle obbligazioni decennali era all’epoca “sensibilmente superiore” al tasso monetario e “pertanto era possibile per gli investitori acquistare obbligazioni, prendendo a prestito con il tasso a breve termine e attuare una strategia basata sul carry. Un approccio che può essere adottato con successo in assenza di rischio di rialzi dei tassi”.

In un contesto in cui i bassi tassi sul debito governativo spingono gli
investitori alla ricerca di rendimenti più interessanti, Paolo Federici, Managing Director Southern Europe and Latin America di Fidelity suggerisce di adottare “strategie orientate al reddito”.

Il consiglio è ricorrere a strumenti di investimento multiasset che “hanno la caratteristica di offrire una grande diversificazione e quella di sapersi adattare nella maniera migliore alle diverse condizioni di mercato”.

Anche nell’ambito dei prodotti multi-asset occorre però fare delle distinzioni, dal momento che “solo gli strumenti più moderni prevedono l’introduzione in chiave opportunistica di asset class innovative come infrastrutture e prestiti, poco correlate ad azioni e obbligazioni e capaci si supportare i rendimenti anche in contesti di mercato mutevoli”.

(DaC)