Fed fa mea culpa? E ora potrebbe anche tagliare tassi

28 Gennaio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Imbarazzo Fed. Dopo aver alzato i tassi sui fed funds a dicembre, per la prima volta in nove anni, Janet Yellen e colleghi hanno mostrato un atteggiamento più cauto sulle prossime mosse di politica monetaria, sulla scia dei rischi globali che rendono sempre più incerto l’outlook sull’economia Usa. Quello di ieri è stato un mea culpa da parte della Federal Reserve sui tassi?

Di certo, ora le probabilità di un nuovo rialzo dei tassi nel mese di marzo sono scese. Nel lasciare invariati i tassi benchmark all’interno del range compreso tra lo 0,25% e lo 0,50%, il Fomc – braccio di politica monetaria della Fed – ha scritto nel comunicato che sta “attentamente monitorando gli sviluppi economici e finanziari su base globale”, mentre “valuta il loro impatto sul mercato del lavoro e sull’inflazione”.

Per Austan Goolsbee, ex consigliere del presidente Usa Barack Obama, la Fed potrà anche dire di essere disposta ad alzare i tassi altre volte nel corso del 2016, ma è molto più probabile invece che alla fine sia costretta a tagliare il costo del denaro.

“Vogliono alzare i tassi di interesse, e vogliono tornare alla normalità. Hanno detto che pensavano che avrebbero alzato i tassi quattro volte quest’anno, ma non penso che potranno minimamente farlo. E’ molto più probabile che debbano fare un passo indietro come altri paesi hanno fatto, come la Svezia, dove si è pensato che alzare i tassi fosse una buona decisione, prima di cambiare idea e abbassarli”. D’altronde: “la crescita è stata solo modestra negli Stati Uniti e considerando quello che sta avvenendo nel resto del mondo, temo che il 2016 possa essere peggio di una crescita modesta. Abbiamo assistito a buoni miglioramenti nel mercato del lavoro, ma il Pil è ancora molto debole”.

Intanto ora il mercato scommette sulla probabilità di un rialzo dei tassi a marzo pari al 24%, in calo rispetto al 31% precedente la pubblicazione del comunicato della Fed.

Goolsbee non ha fatto sconti nel criticare la Fed:

“Stiamo assistendo a una Fed che mostra di essere impotente nel tentare di cambiare le cose. La maggior parte di quello che sta accadendo si spiega con i problemi che ha l’Europa, con gli ovvi problemi della Cina e con i rallentamenti sui mercati emergenti. Tutto ciò sta avendo un impatto sugli Stati Uniti. Non è colpa della Fed, ma questo scenario rende la Fed un target per chi pensa che sia stata colpa sua, in quanto ha alzato i tassi proprio nel momento in cui il contesto iniziava a fare un passo indietro”.

Riguardo all’esempio della Svezia, a cui possono essere affiancati i casi di Australia e della stessa Eurozona, le banche centrali di queste economie alzarono i tassi di interesse dopo la crisi del 2008, prima di tornare ad abbassarli, portandoli anche ai minimi storici. Al punto che ora, nel caso dello Svezia, sono negativi.

Così David Blanchflower, professore di economia presso il Dartmouth College del New Hampshire e ex membro della Commissione di politica monetaria della Bank of England:

“I mercati non credono nella Fed. A dicembre ho detto che il rialzo dei tassi è stato un errore, che si è tradotto in una probabilità del 50% di un taglio dei tassi. Settembre potrà essere il mese in cui assisteremo a un taglio dei tassi, ma forse anche prima se i mercati continueranno a collassare”.

Così Shane Oliver, responsabile della strategia di investimenti presso AMP Capital Investors, a Sidney:ù

“La Fed sta iniziando a mostrare di aver capito la realtà, ovvero che l’outlook sta diventando più incerto. E sta segnalando che ci potrebbero essere meno rialzi dei tassi.