Eurozona, S&P taglia stime crescita

30 Marzo 2016, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – Non si mettono bene le cose per l’economia dell’eurozona con le stime di crescita riviste al ribasso da parte degli economisti di Standard & Poor’s, + 1,5% contro il +1,8% precedente. I dati emergono dal rapporto “Flying On One Engine: The Eurozone Economy Is Fighting For Altitude” pubblicato oggi da S&P.

Nel 2016 la zona euro potrà avere un solo ‘motore’ e cioè la ripresa dei consumi. A pesare il difficile inizio anno dei mercati finanziari che hanno subito i timori per il rallentamento dei mercati emergenti e della Cina in particolare, segnali che pensano inevitabilmente sulla crescita dei consumi interni. Come commenta il capo economista di S&P per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa, Jean-Michel Six:

“Noi continuiamo a credere che i fondamentali che sottendono la ripresa siano più resilienti rispetto a quanto hanno suggerito i mercati finanziari recentemente, ma non così forti da portare la crescita sul percorso pre-crisi”.

Nel 2017 però, come afferma l’agenzia di rating, il ritmo di crescita dovrebbe leggermente aumentare a +1,6%. Nel 2016 e nel 2017 inoltre per S&P, dovrebbe aumentare in maniera significativa in tutta l’eurozona anche l’occupazione. E per quanto riguarda il pessimismo negli investimenti che ha investito le imprese l’agenzia di rating evidenzia come tale preoccupazione sia “in parte ingannevole” considerando la recente ripresa nella maggior parte dei Paesi, eccetto che in Italia. Tagliate da S&P anche le previsioni sull’inflazione dell’Eurozona che scendono allo 0,4% per il 2016 contro le stime iniziali dell’1,1%. Stime che calano anche per il 2017 dall’1,5% all’1,4%.

Tuttavia l’agenzia afferma che “a partire dalla fine del mese di febbraio, il sentiment del mercato globale ha iniziato a migliorare e in Europa l’insieme delle ultime decisioni annunciate dalla Bce sono state accolte con favore”.

“Tutte le decisioni della BCE  indicano un cambiamento di priorità con più enfasi sul riequilibrio del portafoglio e meno sul tasso di cambio. Questo suggerisce l’euro è ormai vicino al fondo contro il dollaro americano”.