Blockchain e fondi ETF, come investire: consigli utili

12 Febbraio 2019, di Daniele Chicca

Se da un lato molti premi Nobel per l’Economia e governi restano scettici sulle potenzialità delle criptovalute, la blockchain viene quasi unanimemente considerata il futuro. Le monete digitali come Bitcoin ed Ethreum, invece, secondo Nouriel Roubini e altre leggende della finanza e dell’economia come Warren Buffett, sono paragonabili a una bolla speculativa.

Insomma, uno dei segmenti più di tendenza e popolari dell’industria dei fondi comuni nell’ultimo anno è una tecnologia crittografica che piace ai “nerd”. Che non sempre viene compresa e che per questa ragione deve ancora essere utilizzata o sviluppata su grande scala. Detto questo, le grandi potenzialità della blockchain non le nega praticamente nessuno. E il mondo del risparmio gestito e degli investimenti si sta muovendo di conseguenza.

Corsa al nuovo oro: gli ultimi nati tra i fondi ETF

Quelli sopra riportati sono tre dei fondi più importanti tra quelli nati con l’obiettivo di attirare gli investimenti di chi vuole guadagnare con la mania della blockchain. Gli ETF investono più che altro in aziende storiche grosse – come IBM, Microsoft, Accenture o NVIDIA. Puntano anche su aziende specializzate in progetti legati alla blockchain, ma non esclusivamente. Anche perché non esistono ancora aziende quotate attive soltanto nella blockchain.

Tra gli asset manager ormai è una corsa a chi lancia per primo un fondo di investimento nella blockchain. Ma le performance per il momento sono deludenti o per lo meno non all’altezza della stella nascente dell’hi-tech. I motivi sono due principalmente. Uno è di natura normativa. L’altro è più legato al fatto che realtà attive nella blockchain hanno bisogno di tempo prima di affermarsi nell’economia reale e quotarsi in Borsa.

Le 50 aziende principali che investono nella blockchain – Forbes

Nome Luogo Blockchain
Allianz SE Monaco Hyperledger Fabric, Corda
Amazon Seattle Hyperledger Fabric, Ethereum (later in 2019)
Anheuser-Busch Inbev Leuven, Belgio Ethereum, Corda
Ant Financial Hangzhou, Cina Ant Blockchain
BBVA Bilbao, Spagna Hyperledger Fabric, Corda, public Ethereum
Bitfury Amsterdam Exonum, Bitcoin
BNP Paribas Parigi Corda, Hyperledger Fabric, Ethereum
BP PLC Londra Ethereum, Cardano, Quorum
Broadridge New York City Hyperledger Fabric, DAML, Quorum
Bumble Bee Foods San Diego Multichain
Cargill Wayzata, Minnesota Hyperledger Sawtooth, Hyperledger Grid
Ciox Health Alpharetta, GA Ethereum
Citigroup New York City Ethereum
Coinbase San Francisco Bitcoin, Ethereum, XRP, Lumen
Comcast Philadelphia Bitcoin, Ethereum, Hyperledger Fabric, Quorum
CVS Health CVS Health IBM Blockchain, Hyperledger Indy, Hyperledger Sawtooth
DTCC Jersey City AxCore
Facebook Menlo Park, CA Unknown
Fidelity Boston Bitcoin, Ethereum
Foxconn Taipei, Taiwan Ethereum
Golden State Foods Irvine, CA IBM Blockchain
Google Mountain View, CA Bitcoin, Ethereum, Bitcoin Cash, Ethereum Classic, Litecoin, Zcash,Dogecoin, Dash
HPE San Jose, CA Corda, Ethereum, Quorum, Sia, Hyperledger Fabric
HTC Taoyuan, Taiwan Bitcoin, Ethereum
IBM Armonk, NY IBM Blockchain, Stellar, Hyperledger Burrow, Sovrin
ING Amsterdam Corda, Quorum, Hyperledger Fabric, Hyperledger Indy
Intel Santa Clara, CA Corda, Ethereum, Hyperledger Fabric, Hyperledger Sawtooth
JPMorgan Chase New York City Quorum
Maersk Copenhagen IBM Blockchain, Corda
Mastercard Purchase, NY Its own platform, built from scratch.
Metlife New York City InsureChain built on Ethereum
Microsoft Redmond, WA Ethereum, Parity, Quorum, Corda, Hyperledger Fabric
Nasdaq New York City Symbiont, Corda, Hyperledger Fabric
Nestle Vevey, Svizzera IBM Blockchain
Northern Trust Chicago Hyperledger Fabric, Ethereum (later in 2019)
Oracle Redwood Shores, CA Oracle Blockchain Platform
Overstock Midvale, UT Bitcoin, Ethereum, RVN , Florin
PNC Pittsburgh Hyperledger Fabric, DAML, Corda, Ripple
Ripple San Francisco XRP Ledger
Samsung Seul Nexledger, Ethereum
Santander Madrid RippleNet, Hyperledger Fabric
SAP SE Walldorf, Germania Hyperledger Fabric, MultiChain, Quorum
Seagate Technology Cupertino, CA Hyperledger Fabric
Siemens Monaco Ethereum, Hyperledger Fabric, Corda
Signature Bank New York City A private, Ethereum-based blockchain
State Farm Bloomington, IL Hyperledger Fabric, Corda, Quorum
UBS Zurigo Hyperledger Fabric, Ethereum, Quorum, Corda
Visa San Francisco Hyperledger Fabric .
VMware Palo Alto, CA Project Concord, a new blockchain, which supports multiple frameworks such as Ethereum
Walmart Bentonville, AR Hyperledger Fabric

I motivi per cui prove ETF Blockchain sono deludenti

Ad esempio, il fondo KOIN è stato presentato quest’anno e per ora è in rialzo di un misero mezzo punto percentuale. Si tratta di una variazione percentuale decisamente magra rispetto a quelle cui ci ha abituato il settore volatile delle criptovalute negli ultimi anni. Da un fondo legato alla next big thing (la blockchain) ci si aspetterebbe ben altro.

La Blockchain è il libro mastro immutabile di dati su cui girano il Bitcoin e le altre criptovalute. È la nuova tecnologia di cui parlano tutti e su cui tutti vogliono informarsi. La performance prevista per un fondo che promette di esporsi alle società specializzate nella catena di blocchi è dunque di ben altra caratura. Ma le variazioni non sono di oltre il 50% in una settimana, bensì dello 0,5%.

Il motivo della prova fiacca nasce innanzitutto dai dubbi e ostacoli in materia di regolamentazione. Quando sono stati lanciati a inizio anno, due dei tre foni si chiamavano “Amplify Blockchain Leaders” e “Reality Shares Nasdaq NextGen Blockchain Economy”, ma l’autorità di controllo dei mercati Usa si è opposta.

Blockchain come mezzo di speculazione: stretta della SEC

La SEC ha chiesto infatti che venisse rimosso il sostantivo “Blockchain”, citando le speculazioni forsennate che c’erano state su gruppi che avevano semplicemente cambiato il nome in “blockchain”. Come dimostrano i casi di Long Island Iced Tea – diventata Long Blockchain – On-Line e Kodak. Solo per citarne alcuni.

Fino a quest’anno bastava aggiungere la parola “blockchain” a società e progetti che con la tecnologia avevano poco a che fare, per registrare un incremento mostruoso in Borsa.  È il caso di quanto accaduto in ottobre all’azienda hi-tech britannica On-Line, che ha guadagnato il 394% in un giorno solo. O a Long Island Iced Tea, che ha fatto un balzo dl 289% dopo aver cambiato il suo nome in Long Blockchain. Senza nemmeno avere una strategia specifica messa nero su bianco che avesse a che fare con la rete decentralizzata.

Da parte sua Kodak ha realizzato una prova positiva altrettanto impressionate (+200% e oltre) nell’arco di un solo giorno. Dal 9 al 10 gennaio gli acquisti sono stati folli sui titoli di un gruppo che aveva un business – quello della fotografia – non certo nuovo. Il motivo? L’aver annunciato una virata verso l’universo della blockchain e crypto più in generale.

Blockchain, almeno dieci ETF tra il 2018 e il 2019

La tecnologia della rete distribuita e decentralizzata (quanto “libera” sia dipende dalla sua natura, pubblica o privata) per molti potrebbe rivoluzionare l’economia globale. È un fenomeno che viene infatti messo sullo stesso piano dell’arrivo di Internet e della bolla dot com.

Basandosi su due pilastri, trasparenza e sicurezza, può essere applicata a innumerevoli industrie. Non solo quella finanziaria o dei pagamenti elettronici, ma anche quelle più “concrete”. Come ad esempio quella alimentare, automobilistica, sanitaria o della cyber security.

Wall Street cerca di approfittarne da mesi. Solo nel 2018 sono nati almeno sette ETF legati alla blockchain. Uno, l’Horizons Blockchain Technology & Hardware Index ETF, scambia alla Borsa di Toronto. Un altro, il Nasdaq NexGen Economy China ETF (BCNA) è focalizzato sulle aziende cinesi determinate a fare business con la tecnologia. Nato a giugno di un anno fa, non arriva a due milioni di dollari di attivi in gestione.

Come visto prima, dopo un anno di attività l’ETF Amplify Transformational Data Sharing ETF (BLOK) può contare su oltre 105 milioni di dollari in asset. Ma non tutti hanno avuto altrettanto successo sinora: il First Trust Indxx Innovative Transaction & Process ETF (LEGR) – lanciato anch’esso un anno fa – ne ha una quartina di milioni. Ancora peggio è andata al REX BKCM ETF (BKC): si fermava a $6 milioni prima di chiudere i battenti il 5 febbraio 2019.

Fondi ETF sono troppi, rischio di domanda in eccesso

I fondi sono a gestione attiva, ovvero è un manager a scegliere su quali società e settori esporsi, oppure seguono l’andamento di un determinato indice. La performance varia dall’uno all’altro e soltanto due di essi hanno registrato nel 2018 una performance migliore dell’indice allargato della Borsa Usa, l’S&P 500.

“Chiamala mania o caccia all’or: questi fondi cercano il settore del momento per posizionarsi all’inizio della curva”, osserva Ben Johnson, director of global ETF research presso Morningstar. “Non lancerebbe questi fondi se non fossero convinti che ci sarà un’elevata domanda. Ma questo non vuol dire che abbia ha un valore duraturo dal punto di vista dell’investimento. Su questo aspetto sono scettico”.

Eric Ervin, amministratore delegato di Reality Shares, sponsor dell’ETF NexGen Economy e di quello focalizzato sulla Cina, sostiene che il segreto sia fare ingresso nel mercato prima della concorrenza. Ora che la blockchain rimane ancora un’idea più che un fenomeno di massa, pare a molti il momento propizio.

Troppo presto per un fondo veramente 100% blockchain

“Non mi sarebbe piaciuto arrivare dopo tutti gli altri nel segmento ETF. Ho la sensazione che tutti vogliano salire sul treno”. Così però i vagoni iniziano a essere affollati e – dice Ervin – “la domanda da un milione di dollari è chiedersi se il mercato può sostenere tanti player”.

Il problema di fondi monotematici come questi, è che tendono a ricalcare la prova di qualcosa di completamente nuovo. Nel caso della blockchain non ci sono società quotate che sono unicamente dedicate alla tecnologia innovativa. Le tre aziende più popolari del fondo NexGen non sono startup del mondo blockchain semi sconosciute bensì colossi molto noti della sfera hi-tech.

Si tratta di Advanced Micro Devices, Intel e Microsoft. Sono gruppi la cui variazione di prezzo non dipende – non ancora per lo meno – dagli affari nella blockhain. Di conseguenza è così anche per il fondo. È un bel dilemma per gli sponsor di questi fondi. Conviene aspettare il momento in cui il settore è già affermato oppure tentare di anticipare tutti, prendendo anche il rischio di rimetterci la faccia?