Elezioni, stampa estera: Italia rischia di tornare nel caos

6 Marzo 2018, di Mariangela Tessa

“Nessuna maggioranza, en plein dei partiti anti europeisti”: ora l’Italia rischia di tornare nel caos. Questo il leitmotiv della stampa estera a poche ore dalle elezioni politiche, che riportano il vantaggio della coalizione del centrodestra, ma senza una maggioranza. Il Movimento cinque stelle è invece il primo partito con oltre il 30% dei consensi e un distacco siderale dai secondi (PD) e terzi (Lega).

Il timore che emerge dalle colonne dei maggiori giornali stranieri è che la fase di stallo venga risolto con un’intesa fra le due forze ritenute più “antieuropee”, Lega e Cinque Stelle. È proprio su questo che sottolinea il quotidiano Le Monde, evidenziando che “i partiti anti-europei hanno fatto il pieno di voti”.

Titoli allarmistici in Germania, che sottolineando il trionfo di partiti di protesta euroscettici, che possono spaventare l’Ue e i mercati, e rilevando che le opzioni di governo sono al momento quasi inesistenti: il paese che avrebbe bisogno di continuare a fare le riforme, rischia invece lo stallo e l’arretramento. Con lo spauracchio di una nuova crisi del debito.

La Frankfurter Allgemeine Zeitung mette in prima la notizia: “i Cinque stelle sono avanti in Italia”, e in un commento dal titolo “Il paziente italiano”, nelle pagine di economia, si spiega che “dopo anni di una certa stabilita’” il Paese “rischia di tornare ai vecchi tempi con governi deboli e brevi che non potranno affrontare alcuna riforma”. Nell’analisi si rende atto che con Paolo Gentiloni, Matteo Renzi e Mario Monti l’Italia abbia “raggiunto alcuni obiettivi”, “ma il lavoro non è finito”.

“Se ci saranno dei passi indietro, come alcuni partiti nel chiasso della campagna elettorale hanno annunciato, l’Italia potrebbe scivolare indietro in Europa. Il rischio purtroppo è consistente”.

“Cinque Stelle il partito piu’ forte”, scrive la Sueddeutsche Zeitung. “Le elezioni non portano una maggioranza chiara”. Nella edizione on line del giornale di centrosinistra, si legge che “il panorama politico si trasforma drammaticamente”. “In Italia comincia qualcosa di radicalmente nuovo. Gli italiani hanno dato il loro voto in misura massiccia a partiti di protesta”.

Tra i quotidiani economici, il Financial Times parla di

“successo dei partiti antiestablishment” e di “una maggioranza degil italiani scettica nei confronti dell’Unione Europea“.

Cresce anche la preocciazione per un’assenza di maggioranza:

“Le elezioni italiane consegnano un parlamento in sospeso” fa eco l’agenzia britannica Reuters, sottolineando i “numeri record dei voti per le forze anti-establishment e di estrema destra”. Reuters spiega inoltre che un periodo di stallo politico potrebbe rendere la Penisola “il punto focale di preoccupazione dei mercati, ora che i timori sulla Germania si sono ridotti dopo il raggiungimento di una Grande coalizione “.

L’incognita di un hung parliament, un parlamento appeso, viene vissuta con preoccupazione anche per le sue ripercussioni sull’economia europea.

Il Wall Street Journal pronostica un “lungo periodo di instabilità politica e tensione nella terza economia dell’Eurozona”, citando l’analisi di Barclays in cui si osserva come le formazioni anti sistema siano “on fire”.

Per Zero Hedge, un seguito blog Usa anti establishment ricco di news finanziarie ed economiche, dei risultati delle elezioni  spaventano “sia l’ipotesi di ingovernabilità sia l’ascesa di forze euroscettiche come il Movimento cinque stelle e la Lega”. Viene inoltre citata un’analisi in cui si cita la possibilità che l’Italia sprofondi in una nuova crisi del debito.

Elezioni, le quattro ipotesi di governo

Le ipotesi percorribili di governo sono quattro e tutte indicano una maggioranza risicata (come nel primo caso) o potenzialmente instabile, per via della presenza nell’una o nell’altra larga intesa di un partito divisivo come il M5S o la Lega. Gli scenari sono:

  1. Centrodestra con il sostegno di una cinquantina di deputati “responsabili” di altre formazioni alla Camera e una ventina di senatori al Senato;
  2. Centrodestra con l’appoggio di PD e parlamentari del Centrosinistra;
  3. M5S con i voti della Lega;
  4. M5S con l’appoggio di Centrosinistra, PD e LeU, che ha dato la sua disponibilità prima del voto.

Renzi, segretario dimissionario del PD, ha però espresso la volontà di stare all’opposizione (“come ci hanno chiesto i cittadini”) e di non volersi alleare con “gli estremisti”. A questo punto la soluzione numero tre sembra l’unica che rischia di mettere seriamente in crisi conti pubblici e mercati, ma sarebbe anche probabilmente la più “stabile” di tutte per via dei punti comuni programmatici.

C’è da sottolineare che, per lo meno se ci si fida dei programmi, anche un’eventuale governo a guida centrodestra potrebbe intimorire gli investitori, in quanto sono preventivate misure di alleggerimento fiscale (flat tax) e aumento delle spese che rischiano di innervosire Bruxelles, di rimandare il percorso di rientro del debito e le riforme necessarie. Mentre si finisce di conteggiare i voti per l’assegnazione degli ultimi seggi (vedi tabelle sotto), la palla è nel campo di Sergio Mattarella, che dovrà dare l’incarico di formare un governo. Probabilmente a Matteo Salvini, leader della coalizione che ha preso più voti. Un altro appuntamento decisivo sarà quello dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato, intorno al 25 marzo.