Elezioni: vince l’anti establishment, Salvini o Di Maio premier

5 Marzo 2018, di Daniele Chicca

È la vittoria dell’anti-establishment in una Italia spaccata in tre che rimane ingovernabile. Queste sono le prime conclusioni che si possono trarre guardando ai risultati grezzi delle elezioni. Il M5S ha ottenuto l’exploit maggiore, stravincendo con una percentuale pari a quasi il terzo del campione elettorale. È un trionfo: lo si può affermare anche prima di conoscere i risultati definitivi, che dovrebbero uscire intorno alle 13 italiane.

E se il gruppo guidato da Luigi Di Maio ha superato a sorpresa il 30%, anche la Lega – nella sua nuova veste “sovranista” e non secessionista – ha ottenuto un ottimo risultato rispetto ai sondaggi (quadruplicando i voti rispetto al 2013), diventando –
se ci si affida ai punteggi a disposizione – anche il partito più votato della coalizione del centrodestra e quindi con il maggiore numero di seggi.

Per quanto riguarda l’area progressista, escono tutti sconfitti. Il PD è crollato scendendo sotto il 20%: passerà all’opposizione. Le forze coalizzate al gruppo di Renzi e Gentiloni (Più Europa di Emma Bonino e Insieme) potrebbero non raggiungere nemmeno la soglia di sbarramento del 3%, mentre Liberi e Uguali dovrebbe farcela per un soffio a entrare in parlamento.

Dei circa 50 milioni gli italiani chiamati alle urne, compresi i cittadini all’estero, il 73% – stando ai risultati provvisori del ministero dell’Interno – si è recato alle urne, rispettando i pronostici per quanto riguarda il tasso di affluenza.

“Se i dati saranno confermati” – ha detto Alessandro Di Battista, uno dei principali esponenti del movimento, che non si è candidato – si tratterà di un trionfo del M5s, di una vera e propria apoteosi, che dimostra il lavoro che abbiamo fatto… tutti quanti dovranno venire a parlare con noi”.

Elezioni politiche: la reazione dei mercati

Sui mercati, visto lo stallo e il parlamento ingovernabile a dominare sarà il nervosismo. Lato valutario, l’euro tiene bene contro il dollaro da quando alle 23 ora italiana sono usciti gli exit poll. La moneta unica guadagnava circa lo 0,2% prima della pubblicazione dei primi risultati e finora ha tenuto botta dopo un momento difficile di alta volatilità improvvisa.

Lato mercati azionari, i future sull’indice Eurostoxx futures sono in rialzo dello 0,12% mostrando che le Borse dovrebbero resistere allo shock elettorale italiano dove i partiti anti-establishment hanno stravinto facendo molto meglio rispetto alle aspettative e ottenendo nel complesso più della metà dei consensi. La giornata sarà tuttavia molto nervosa, vista l’instabilità e incertezza italiana, come del resto ha dimostrato anche l’incremento della volatilità sul valutario dopo la pubblicazione dei primi exit poll alle 23 di domenica.

Chi governerà l’Italia ingovernabile

Anche se non si conoscono i risultati definitivi per poter affermare oggi come oggi chi governerà l’Italia, si possono fare già ipotesi. Non sono ancora i risultati definitivi, ma se al centrodestra dovessero mancare pochi seggi è plausibile che riesca a trovare – tra quelli eletti con altre liste oppure all’estero, dove si assegnano 12 seggi alla Camera e 6 al Senato – i parlamentari responsabili pronti a sostenere un suo governo. Un esecutivo di area centro destra guidato da Matteo Salvini è lo scenario più plausibile.

In un testa a testa tra centro destra e penta stellati, se l’area dei conservatori non riuscisse ad avere i numeri per governare, allora l’incarico potrebbe andare al M5S, che ha ottenuto un risultato quasi doppio rispetto al secondo e terzo partito arrivato (PD e Lega). A quel punto non sarebbe da escludere un patto tra Luigi Di Maio e Salvini, governo euroscettico e populista che farebbe senza dubbio innervosire i mercati finanziari.

Molto dipenderà da cosa deciderà di fare il Quirinale. La costituzione italiana prevede che i poteri del presidente della Repubblica siano molto elastici, assegnando a Mattarella grandi poteri quando manca un governo e poche responsabilità essenziali quando a comando Palazzo Chigi.

Per ora manca la maggioranza, quindi o qualche parlamentare ed eletto all’estero decide di appoggiare la coalizione di centro destra oppure sarà necessario stringere alleanze incrociate: in quel caso l’area di centro destra potrebbe spaccarsi scacciando le fazioni anti europeiste e anti migranti per accogliere elementi e fazioni moderati al suo interno. È uno scenario che farebbe estremamente contenti i mercati, i quali tirerebbero un sospiro di sollievo visto il primo risultato (più della metà dei voti sono andati a forze euro scettiche e anti migranti come M5S, Lega e Fratelli d’Italia).

Se questa prima strada non sarà quella buona, Di Maio potrebbero anche ottenere l’incarico dal capo del Quirinale Mattarella per provare a formare un governo. Il leader del M5S non ha rinnegato l’idea di proporre un esecutivo di minoranza che sostenga un’idea di programma condiviso, dicendo che il M5S è finalmente pronto a governare l’Italia dopo aver ottenuto vittorie e incarichi importanti sul campo amministrativo comunale.

Quando e in che forma si insedia il nuovo Parlamento?

Il nuovo Parlamento si insedia il 23 marzo e dovrà come prima cosa eleggere i presidenti di Camera e Senato. Bisognerà aspettare allora per capire davvero se e quale maggioranza è possibile nel nuovo Parlamento. Le consultazioni del presidente della Repubblica inizieranno solo dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato.

Da qui ad allora però potranno succedere ancora molte cose e si aspettano per oggi le prime parole dell’ex premier Matteo Renzi, leader di un partito che ha ottenuto il peggior risultato della sua storia, di Di Maio, il nuovo capo politico del primo partito del paese, e di Salvini, che per la prima volta ottiene lo score più alto tra i partiti dell’area di destra.