Elezioni midterm Usa 2022, cosa sono e cosa prevedono i sondaggi?

8 Novembre 2022, di Mariangela Tessa

Negli Stati Uniti è il giorno delle elezioni di midterm, il voto di metà mandato in cui si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e un terzo dei 100 seggi del Senato (35 nel 2022). Negli ultimi giorni i sondaggi sembrano indicare una probabile una vittoria dei repubblicani alla Camera, mentre il Senato è ancora in bilico.

Si tratta di una verifica dei seggi a metà del mandato presidenziale (il presidente Usa dura in carica 4 anni). E indirettamente, è una verifica dell’operato e del gradimento del presidente in carica, oltre che un voto destinato a influenzare la politica del successivo biennio.

I sondaggi

Mentre oltre 40 milioni di americani hanno già votato in anticipo, superando il record del 2018, le ultime rilevazioni di FiveThirtyEight, anticipano che Repubblicani potrebbero conquistare 84 seggi su 100, mentre alla Camera sarebbero in vantaggio con 59 seggi su 100.

Per il Wall Street Journal, il Partito Repubblicano sta guadagnando sostegno da un crescente numero di afroamericani rispetto ad altre elezioni recenti e ha migliorato la sua posizione negli ultimi mesi tra gli elettori latini. Il giornale economico scommette che i repubblicani conquisteranno nelle elezioni di midterm almeno una delle due Camere, se non entrambe.

L’economista americano Coleman Kendall dalle colonne di questa testata prevede che la partecipazione alle elezioni di midterm (la percentuale degli aventi diritto al voto) sarà probabilmente pari o inferiore al 50%. Il motivo è in parte dovuto alla natura non competitiva di molte gare in cui l’affluenza è bassa e al fatto che le elezioni si tengono di martedì, un giorno lavorativo (anche se ora ci sono molti modi per votare in anticipo o per posta).

Biden, il presidente con la peggiore reputazione di sempre

Secondo l’analisi svolta da Reputation Research, l’agenzia che misura la reputazione e combatte la diffusione di informazioni false con capacità predittive, e grazie ai dati raccolti dall’algoritmo brevettato Reputation Rating, che misura e certifica in blockchain la reputazione delle organizzazioni, il sentiment rispetto al presidente americano è il peggiore di sempre: su 208 milioni e mezzo di conversazioni che lo menzionano su giornali e tv quasi il 50% sono negative e appena il 9% ha accezione positiva. Gli hashtag collegati alla parola #Biden hanno in maggioranza accezione negativa come si può vedere dal wordcloud. Anche all’estero il presidente appare come un leader debole e anziano nonostante alcuni fatti lo contraddicano. Davide Ippolito, ceo di Reputation Research, ha commentato:

“Nonostante l’assalto a Capitol Hill non sia piaciuto a molti Repubblicani così come la brutta sentenza sull’aborto ( lo scorso 24 giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva ribaltato la sentenza del 1973 conosciuta come “Roe v. Wade”, che garantiva il diritto all’aborto a livello federale), e nonostante i tanti risultati concreti come il pacchetto economico di fondi Inflaction Reduction Act che stanzierà fondi senza precedenti per la lotta al cambiamento climatico e per la sanità, la reputazione del presidente Biden è in caduta libera non solo nei sondaggi ma anche per la sua reputazione, che ha subito l’impatto della situazione economica. Nonostante la disoccupazione non è mai stata così bassa e i posti di lavoro siano stati tutti recuperati, resta il problema dell’aumento consistente e costante del prezzo della benzina”.

Biden a 79 anni è il presidente più vecchio della storia americana ed è spesso percepito come anziano e debole. La diffusione delle varianti del coronavirus e i problemi del commercio mondiale hanno inoltre reso impossibile il “ritorno alla normalità” che aveva promesso in campagna elettorale. Oggi Biden rischia di perdere entrambe le camere e di vedere molto duri gli ultimi due anni della sua presidenza.

Voto cruciale anche per Trump

Intanto, gli esiti delle elezioni di midterm sono importanti anche per l’ex presidente Usa Donald Trump perché l’esito potrebbe convincere il tycoon a lanciare la sua candidatura per la presidenza nel 2024 dopo aver perso quelle del 2020.

In un comizio in Ohio, Trump ha anticipato “un grandissimo annuncio il 15 novembre a Mar-a-Lago”. E arringando la folla per circa due ore, ha mostrato nuovamente la slide di un sondaggio tra i possibili candidati repubblicani alla Casa Bianca che lo accredita di un 71% contro il 10% del governatore della Florida, Ron DeSantis, seguito dall’ex vicepresidente Mike Pence al 7% e Liz Cheney al 4%.

Gli effetti sul mercato

In vista delle elezioni odierne di mid-term in USA, gli esperti di MFS IM spiegano che  “dal 1950, a ogni elezione di metà mandato il partito del presidente in carica ha perso in media 25 seggi alla Camera dei Rappresentanti. Da allora solo due volte il partito del Presidente in carica ha guadagnato seggi alla Camera, e sempre in circostanze particolari.
Una ricerca di Goldman Sachs mostra che dal 1950 il tasso di variazione dei redditi reali disponibili statunitensi ha rappresentato il tema dominante nelle elezioni di metà mandato, davanti a questioni come il tasso di disoccupazione, l’inflazione, il prezzo del gas e il valore degli attivi. Considerando che in base ai dati più recenti il reddito personale disponibile in termini reali negli Stati Uniti è sceso del 5,5% nell’ultimo anno, la strada si preannuncia in salita per i Democratici. Mentre gli elettori mostrano disagio di fronte alla prospettiva di stallo a Washington, gli investitori tendono a salutare con favore un governo diviso. La storia ha dimostrato che alcuni dei migliori periodi in termini di performance si verificano quando un partito controlla la Casa Bianca e l’altro almeno una delle due camere del Congresso. La conclusione è che, sebbene prevedere le performance in funzione delle diverse amministrazioni possa essere un esercizio interessante, i mercati si sono storicamente adeguati a qualsiasi contesto politico. Di conseguenza, riteniamo che sia prudente non dare un peso eccessivo ai risultati elettorali”.