Elezioni, Iran pronto ad aprirsi a Ue e aziende italiane

5 Maggio 2017, di Redazione Wall Street Italia

Di Francesco Petrucciano *

L’Iran, interessato da un articolato percorso di reinserimento nel contesto economico internazionale a seguito di un decennio di isolamento, il 19 maggio andrà ad elezioni per il nuovo Governo. Nonostante la sottoscrizione del JCPOA ed una normativa molto favorevole agli investimenti stranieri, i benefici sinora goduti dall’economia iraniana sono molto inferiori alle sue enormi potenzialità. E’ noto come un ostacolo alla ripresa piena delle relazioni con l’Europa provenga, al momento, da oltreoceano, ma questo aspetto non è che un tassello del quadro.

L’azione del Governo Rouhani si è indirizzata verso l’adeguamento del sistema finanziario iraniano al circuito internazionale. Sono stati soppressi gli intermediari finanziari non ufficiali, mentre la conformità agli International Financial Reporting Standards dovrebbe essere raggiunta entro l’anno. Le regolamentazioni Basilea II e III verranno adottate una volta completato un processo di adeguamento normativo al sistema finanziario islamico. La Banca Centrale cerca di ottenere, dal Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale, la certificazione in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo internazionale.

È anche in quest’ottica che va inquadrata la Conferenza finanziaria Euro-Iraniana che si è appena svolta a Teheran. La stessa, è interessante notare, si è svolta quasi contestualmente alla visita di una consistente delegazione commerciale e bancaria lussemburghese.

Il Governo punta inoltre allo smaltimento dei crediti deteriorati e dei non-performing loans, che si stima interessino dal 12 al 30% dei depositi esistenti, per mezzo della creazione di bad banks, che concentrino in sé le sofferenze.

Ad eccezione di naturali problematiche legate alle reazioni con gli Istituti oggetto di sanzioni internazionali, non sussistono difficoltà specifiche nell’ottenimento di lettere di credito sulle scadenze di breve termine e la SACE è disponibile alle garanzie sull’esportazione. Bisogna inoltre ricordare che conti bancari per non residenti in valuta tanto locale quanto straniera sono consentiti previa autorizzazione della Banca Centrale. È naturalmente ancora necessario verificare, nello svolgersi delle relazioni bancarie, che i destinatari non siano compresi nella lista dei singoli soggetti ancora sanzionati.

L’Iran ha naturalmente sofferto della carenza di valuta “forte”, che insieme all’isolamento del Paese dell’ultimo decennio ed al notevole calo del prezzo degli idrocarburi ha contribuito all’aumento dell’inflazione, che si è comunque stabilizzata a valori inferiori al 10% nell’ultimo anno di governo Rouhani (dal 40% del 2013): in tempi di scarso rendimento dei prodotti petroliferi, questo significa un concreto rinnovamento economico. E significa che il Paese non può che aprirsi ad investimenti in valuta straniera.

Nonostante esistano, come detto, forti pressioni internazionali, è opinione diffusa che la reintegrazione del Paese nei circuiti internazionali sia una necessità ineludibile, e che lo stato di isolamento terminerà con la fine di alcuni attriti internazionali.

Diversi Paesi europei, singolarmente e per mezzo del Servizio di Azione Esterna dell’Unione Europea, hanno concordato sulla necessità di supportare un pieno reintegro del Paese nel circuito internazionale e Teheran è costantemente meta di delegazioni commerciali. Missioni ufficiali di UE, Francia, Polonia, Italia, Germania, Danimarca, Svezia, Ungheria, Lussemburgo e Portogallo hanno preso l’impegno di facilitare il ristabilirsi delle relazioni bancarie con la Repubblica Islamica.

Diversi Gruppi industriali europei come il colosso francese PSA hanno già ripreso la produzione nel Paese. Un gigante italiano come Condotte ha firmato protocolli con partner italiani e controparti iraniane per progetti dal valore di 4 miliardi di Euro. A Teheran si dà per scontato che il prossimo Governo sarà un secondo mandato per l’ala riformista. È tempo di agire per aprire concretamente le strade alle attività economiche delle piccole e medie imprese nella Repubblica Islamica. A breve, con la caduta degli ultimi ostacoli finanziari, l’Iran tornerà ad essere un obiettivo ambito internazionalmente, e l’Italia non deve presentarsi seconda rispetto a partner europei più attivi a livello internazionale.

* Country Manager di uno Studio di consulenza legale e commerciale italiano con sede a Teheran e cultore presso la Cattedra di “Diritto dei Paesi islamici” presso un’ Università italiana. Il 10 e 24 maggio a Roma terrà due seminari sul Referendum costituzionale turco e sul risultato delle elezioni iraniane. Tutto da una prospettiva industriale e delle relazioni internazionali