E se Bce ricorresse a opzione nucleare?

7 Marzo 2017, di Daniele Chicca

Nella riunione di giovedì la Bce non dovrebbe prendere decisioni importanti. Ad attirare l’attenzione del mercato saranno soprattutto le nuove stime su crescita economica e inflazione nell’area euro. In vista dell’anno delle Superelezioni in Europa, con tutti i rischi politici che comporta, Mario Draghi aveva preferito di riservarsi i grandi annunci e fuochi d’artificio per il meeting di dicembre 2016, quando è stata concepita una strategia monetaria “flessibile” sul medio termine per il 2017.

Il piano di allentamento monetario straordinario Quantitative Easing è stato esteso di nove mesi in quanto alla durata, fino a fine 2017, ma è stato ridotto come portata, da 80 a 60 miliardi di euro al mese a partire dal prossimo mese. La Bce ha anche aumentato il parco di titoli di Stato da comprare, aggiungendo una clausola per l’acquisto di bond con un rendimento anche inferiore a quello dei tassi sui depositi, fermi al -0,4%.

Ma Draghi non è nuovo a sorprese e ha ancora qualche freccia al suo arco da giocare. In caso di deterioramento dello scenario politico e prospettiva di vittoria per candidati anti europeisti alle elezioni di Germania, Olanda, ma specialmente Francia, dove un trionfo di Marine Le Pen non può essere escluso, persino un board diviso come quello della Bce potrebbe trovare un accordo per ricorrere alle armi pesanti.

Le sfide politiche senza precedenti richiedono misure senza precedenti. Non tutti sono convinti che Draghi abbia gli strumenti e il margine di manovra necessario per poter resistere a un’eventuale tempesta politica in Eurozona. Le Pen ha promesso che in caso di vittoria procederà a indire un referendum contro l’euro. Dopo i voti di protesta su Brexit e Trump, un trionfo di Le Pen in Francia completerebbe la tripletta protezionista.

“Sono preoccupato, se qualcosa va storto quest’anno temo che la Bce non sia in una posizione tale da poter fermare una crisi come ha fatto in passato. Sarebbe molto più complicato questa volta”, dice all’emittente CNBC Frederik Ducrozet, senior economist di Pictet Wealth Management.

Prima delle elezioni in Olanda e in Francia, il nervosismo sui mercati è palpabile. Gli investitori preferiscono accumulare asset meno rischiosi, come i Bund tedeschi, e ridurre l’esposizione al debito francese e dei paesi meno virtuosi dell’Eurozona. Il paradosso è che proprio il QE attualmente in vigore rischia di compromettere i piani della Bce.

Bce potrebbe essere costretta a ricorrere all’opzione nucleare

Il piano di acquisto stratosferico da mille miliardi di euro di Draghi ha creato una situazione insolita sui mercati, paralizzando quelli obbligazionari. Difficilmente la Bce riuscirebbe a risolvere una crisi politica e delle gravi turbolenze sui mercati come è riuscita a fare nel 2012. In breve, secondo Carsten Brzeski, chief economist di ING Germany, “la Bce dovrebbe sostituire il QE con un programma OMT (Outright Monetary Transactions) cucito a mano”, ossia un piano di intervento creato appositamente per la nuova evenienza. Sarebbe l’unica soluzione.

Per attivarlo e ricorrere quindi all’opzione nucleare, tuttavia, bisognerebbe chiamare in causa il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), il programma che rappresenta il fondo di salvataggio permanente per i paesi dell’area euro in difficoltà  e che è stato usato per la prima volta nel 2012 per offrire un sostegno finanziario alla Spagna per rafforzare la solidità del suo reparto bancario in crisi.

Il grosso problema è che un maxi piano di questo tipo farebbe infuriare la Germania, che già teme un ritorno dell’inflazione. A febbraio l’indice dei prezzi al consumo ha raggiunto la soglia del 2% desiderata dalla Bce, che però preferisce prendere come misura di riferimento il CPI ‘core’ che esclude i fattori più volatili come cibo ed energia e che è fermo allo 0,9%. Ciononostantre alla fine Berlino, che rischierebbe di crollare insieme al castello di carte dell’euro, potrebbe convincersi che è l’unica cosa da fare.

Sarebbe proprio l’ultima spiaggia. Se infatti la Bce ha diverse linee di difesa in caso di vittoria di Le Pen o nel caso in cui dovesse trovarsi a fare i conti con altri cigni neri in Europa come una aggravarsi della crisi del settore bancario, dall’altro lato se la leader del Front National dovesse indire come promesso un referendum sull’addio all’euro, “non vedo come la Bce possa aiutare l’euro e garantire una difesa all’Europa”, confida alla CNBC Maria Demertzis, deputy director del think tank Bruegel.

Raggruppando i 30 sondaggi più popolari in Francia, L’Economist ha stimato che numericamente siano al 5% le chance di vittoria di Le Pen al secondo turno, ma per Citigroup la possibilità è invece decisamente più alta, al 20%. Il programma Omt prevede che la Bce acquisti direttamente titoli di Stato a breve termine delle economie in gravi difficoltà.