È il giorno dell’Ecofin, le opzioni sul tavolo per combattere la crisi

23 Marzo 2020, di Mariangela Tessa

È il giorno dell’Ecofin. Oggi, in videoconferenza a partire dalle 15, i ministri finanziari dell’Unione europea, si riuniranno per discutere le misure economiche da adottare per rispondere alla drammatica crisi del Coronavirus.

Il timore è che dall’emergenza sanitaria possa scaturire una crisi finanziaria peggiore di quella vista nel 2008 e nella successiva crisi del debito sovrano nell’Eurozona.

A meno di sorprese, dovrebbe essere approvata la proposta della Commissione europea di attivare la “clausola generale di salvaguardia”, che prevede la sospensione del Patto di stabilità sulla riduzione del deficit pubblico dei paesi membri, in caso di “grave recessione economica nell’Eurozona o nell’Ue nel suo insieme”.

Tra le varie opzioni che potrebbero essere usati per ulteriori misure a sostegno dell’economia degli Stati membri più colpiti dalla crisi,  vi è la proposta dell’Italia, di cui il premier italiano, Giuseppe Conte aveva  parlato in un’intervista pubblicata dal Financial Times, di utilizzare il Mes (il Fondo salva-Stati) per emettere titoli di debito comuni europei (“corona bond”), che permetterebbero a tutti gli Stati membri di finanziare le misure necessarie contro la crisi del Covid-19 allo stesso tasso d’interesse, senza l’incubo dello spread.

In questo caso, l’aiuto del Mes non sarebbe mirato ad un paese specifico e l’emissione dei titoli comuni di debito avverrebbe alla sola condizione di destinare le linee di credito esclusivamente al finanziamento delle misure legate alla crisi (sanitaria, economica e sociale) del Coronavirus.

La proposta italiana, a quanto si può capire, prospetterebbe un intervento del Fondo salva Stati (che dispone attualmente di 410 miliardi di euro) senza la severa “condizionalità” delle misure di austerità e delle “riforme strutturali” imposte dalla famigerata troika. Ma per questo sono necessarie delle modifiche alle norme di funzionamento del Mes per le quali è necessario l’accordo degli Stati membri.

Tra le alternative c’è il Corona-bond, un titolo comune per finanziare la rete di sicurezza anticrisi. Qualche giorno fa, a questo proposito, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, in un’intervisa alla radio Deutschlandfunk, aveva detto che l’esecutivo Ue esaminerà “tutti gli strumenti” per far fronte all’emergenza coronavirus, “ciò che può servire sarà utilizzato. Questo vale anche per i corona-bonds”.

Quello che è certo è che in assenza di un apporto finanziario centralizzato e condiviso, i Paesi con debito pubblico in rapido aumento, tra cui l’Italia compresa, sarebbero esposti al rischio di una crisi di credibilità sui mercati.