Draghi, 5 anni dal “Whatever it takes”: cosa è cambiato

26 Luglio 2017, di Mariangela Tessa

Faremo tutto ciò che è necessario (“Whatever it takes”) per salvare l’euro. Sono passati cinque anni da quando con questa frase, il presidente della Bce Mario Draghi provò a mettere a tacere le speculazione che, tra il 2010 e il 2012, portarono l’Eurozona sull’orlo del collasso. Da allora che cosa è cambiato?

Lo spread tra i Btp decennali e gli analoghi Bund tedeschi ieri ha chiuso a 156 punti, il giorno del whatever it takes il differenziale aveva aperto a 520 punti, per terminare a 473, dopo le parole di Draghi.

A conferma che in cinque anni la situazione è migliorata arriva dalla Grecia, tornata con successo a finanziarsi sui mercati per la prima volta dal 2014: Atene ha collocato bond a 5 anni per 3 miliardi di euro, raccogliendo oltre 6,5 miliardi di ordini, offrendo un interesse del 4,625%.

Inoltre, come ricorda il Sole 24 Ore:

In 5 anni, da quel 26 luglio 2012, azioni e obbligazioni dell’Eurozona hanno iniziato una rincorsa con poche pause e che non si è ancora del tutto esaurita, almeno per le Borse. Volendo effettuare un calcolo complessivo, il valore degli asset azionari e di quelli a reddito fisso (bond governativi, ma anche corporate e high yield) è cresciuto in questo lasso di tempo di qualcosa come 5mila miliardi di euro: potremmo chiamarli effetti collaterali, positivi almeno per chi ha investito al rialzo negli ultimi anni.

Al contrario, ci sono anche attività finanziarie che hanno perso colpi dopo la svolta di Draghi. Uno per tutti, l’euro. La moneta unica, cinque anni fa valeva circa 1,21 dollari, contro gli 1,16 attuali.
Anche se sul fronte della ripresa, Eurolandia si è lasciata alle spalle il periodo più buio e sembra aver imboccato la strada delle ripresa, non tutto è stato risolto.   L’inflazione nell’area euro resta lontana del target Bce. La disoccupazione è ancora alta in molti Paesi, Italia inclusa.

Da parte sua l’euro, che oggi ritraccia dello 0,2% circa nei confronti del biglietto verde, ha perso circa il 4% contro il dollaro negli ultimi cinque anni di tempo.