Domanda oro: primo trimestre più debole dalla crisi del 2008

3 Maggio 2018, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – La domanda mondiale di oro registra il suo primo trimestre più debole dalla crisi finanziaria del 2008. A dirlo l’ultimo rapporto del Consiglio mondiale dell’oro secondo cui nel primo trimestre dell’anno la domanda mondiale è stata pari a 973,5 tonnellate, con un calo del 7% rispetto all’anno precedente.

Tradizionalmente considerata una risorsa rifugio in tempi di crisi economica, nei primi tre mesi del 2017 la domanda di oro era aumentata a causa dell’elevata incertezza geopolitica. Tuttavia, più recentemente il metallo prezioso è stato scambiato in una gamma ristretta di 1.300-1.350 dollari l’oncia. I motivi del crollo secondo il Consiglio mondiale sono da addebitarsi ad un calo del 15 per cento degli investimenti in lingotti d’oro a 254,9 tonnellate, cosa che ha impedito gli investitori negli Stati Uniti, Cina e Germania di acquistare il metallo giallo. Nel frattempo, nei primi tre mesi dell’anno, solo 32,4 tonnellate d’oro sono confluite nei fondi di scambio garantiti in oro. Si tratta di un calo di due terzi rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso.

A pesare anche la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse che ha portato gli investitori a perseguire maggiori rendimenti altrove. Il crollo della domanda di metalli preziosi è coinciso anche con il mantenimento dei prezzi nella fascia più ristretta in oltre un decennio. Anche il consumo di gioielli è diminuito all’inizio del 2018, dell’1%. L’India – il secondo maggior consumatore di gioielli d’oro dopo la Cina – ha registrato il suo trimestre più debole dal 2008, in calo del 12 per cento di anno in anno a 87,7 tonnellate.

Oggi la quotazione dell’oro viaggia sui 1.308,54 dollari, prima però del tanto atteso colloquio tra le due maggiori economie del mondo, Usa e Cina. A Pechino il Segretario del Tesoro Usa Steven Mnuchin è pronto a incontrare il vice premier cinese Liu He per discutere dello stallo commerciale tra Washington e Pechino, dopo i dazi imposti da Donald Trump.