Società

Dl crescita, rimandati i rimborsi ai risparmiatori truffati

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Il governo rimborserà i risparmiatori ma non lo farà tramite il decreto Crescita. “Vogliamo che vengano pagati senza arbitrati o contenziosi, devono essere indennizzati”, ha spiegato il vice premier Luigi Di Maio. Alla fine è scomparso il capitolo sui rimborsi per i risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie degli ultimi anni.

A un certo punto sembrava che l’esecutivo avrebbe fatto marcia indietro e avrebbe inserito la norma. Superati i malumori europei, il provvedimento sembrava in dirittura d’arrivo una volta che erano stati risolti problemi “tecnici” amministrativi legati a chi dovrebbe elargire i rimborsi.

Nell’ultima bozza datata 2 aprile del decreto di legge crescita non compariva però più il “Fondo indennizzo risparmiatori” (FIR) che invece era inserito nelle precedenti versioni. Questo aveva fatto dubitare della volontà del governo di inserire il provvedimento nel dl Crescita. A spuntare è invece stata un’estensione della rottamazione delle cartelle anche agli enti locali che non hanno utilizzato per la riscossione delle tasse l’ex Equitalia.

Sono alcune delle novità principali emerse sul testo del dl crescita all’esame del governo, che è approdato sul tavolo del Consiglio dei Ministri giovedì 4 aprile. CdM che poi ha preferito rimandare il rimborso ai risparmiatori coinvolti nei crac bancari.

Uno scudo per funzionari che pagheranno indennizzi

Dalle ultime indiscrezioni stampa sembrava che il governo fosse pronto a sboccare l’impasse sul provvedimento attuativo destinato a rendere operativo il Fondo nell’ambito della manovra 2019. Si parla di quello da destinare ai risparmiatori truffati. Tra le ipotesi sul tappeto, riferiva Il Sole 24 Ore, c’era quella di “un’attuazione attraverso un Dpr, quindi ‘gestito’ dalla presidenza del Consiglio, e non più con un decreto ministeriale del Mef”.

Il meccanismo studiato per i funzionari di via XX settembre, a quanto si apprendeva, avrebbe precisato meglio il procedimento di indennizzo individuato dal governo. In particolare, “si punta ad attribuire alla Consap – società del Tesoro – i poteri di erogazione dei risarcimenti alimentati del Fondo Indennizzo Risparmiatori”.

Lo stanziamento previsto per i risparmiatori truffati era di 525 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. Per attuarlo l’idea era dunque quella di rivolgersi a uno “scudo” per i funzionari cui spetta la decisione di pagare gli indennizzi, perché chi opera i rimborsi lo farebbe in forza di legge.

Stanziamento di 525 milioni per i risparmiatori truffati

Il testo avrebbe dovuto ricalcare quello del decreto attuativo delle norme contenute in legge di bilancio sul quale, però, fino al pomeriggio del 3 aprile non era ancora stata trovata la quadra al Ministero dell’economia per evitare una procedura d’infrazione europea.

Il capitolo sul FIR era stato fortemente voluto dal M5S e il suo stralcio si temeva potesse portare non pochi problemi alla maggioranza di governo. Ma il premier Giuseppe Conte ha assicurato che il governo è unito sul dl crescita. D’altronde “non c’erano alternative” se si voleva agire “nell’interesse del paese”.

Tornando alla novità riguardante la rottamazione delle cartelle, invece, il testo prevede che Comuni, Province e Regioni possano deliberare la “definizione agevolata“, scontando le sanzioni, sulle “entrate, anche tributarie” che non sono state riscosse “a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale” notificati tra il 2000 e il 2017.

Gli enti che lo vorranno, dovranno fare questa scelta entro due mesi dall’entrata in vigore del decreto e dovranno, entro un mese, dare “notizia dell’adozione dell’atto mediante pubblicazione nel proprio sito internet istituzionale”, si legge nella relazione tecnica.