Dividendi, ecco quanto pagano le banche italiane

di Mariangela Tessa
13 Febbraio 2024 09:01

Banche con il vento in poppa. Grazie alla volata degli utili, che a loro volta hanno beneficiato del rialzo dei tassi, le banche italiane hanno comunicato, durante la stagione degli utili 2023, cedole ricche, con dividend yield, ovvero rendimento dato dal rapporto tra il dividendo staccato da un’azione e il prezzo di mercato dell’azione stessa, che in taluni casi supera il 10%.

In cima alla classifica delle banche italiane con dividend yield più alto spiccano rispettivamente al primo e al secondo posto Banco Bpm e Unicredit con percentuali rispettivamente pari al 10,7 e 10,6% a fronte di una cedola di 0,56 euro e 0,296.
Siede al terzo posto BPER Banca: dividend yield dell’8,5% e una cedola di 0,3 euro per azione.

Nell’ordine del 7% si muovono invece Mediobanca (7,3% a 0,85 euro), Mediolanum (7,2% a 0,7 euro) ed Mps (7,1% a 0,25 euro). Al settimo posto, Unicredit con un dividendo/prezzo del 6,1% e una cedola per azione pari a 1,78 euro.

Mariangela Tessa | Wall Street Italia

2023 boom per gli utili delle banche italiane

Come abbiamo anticipato, il 2023 è stato un anno da incorniciare per la redditività delle banche italiane che ha beneficiato dell’andamento al rialzo del costo del denaro.

Le prime cinque grandi e medie banche italiane quotate in Borsa hanno accumulato profitti netti pari a 21,1 miliardi di euro (+64% rispetto ai 12,8 miliardi del 2022). Un dato aggregato a cui hanno contribuito gli 8,6 miliardi di utile netto di UniCredit, i 7,7 miliardi di Intesa Sanpaolo, i 2,05 miliardi di Mps, gli 1,5 miliardi di Bper e 1,26 di BancoBpm.

Allargando la lente ai conti delle banche commerciali medio-piccole, il saldo complessivo sale a 22,5 miliardi considerando i profitti di Popolare Sondrio (461 milioni), Credem (562 milioni), Banco Desio (240 milioni) e Banca Ifis (160).

A proposito dei conti 2023, un’analisi del sindacato bancario First Cisl sui primi cinque gruppi italiani ha sottolineato un deciso aumento (+45%) del margine di interesse che ha permesso agli azionisti di incassare 17 miliardi di euro tra dividendi e buyback. Inoltre l’analisi ha restituito un quadro di “forte aumento della redditività, con il Roe arrivato al 13,2%, frutto dell’impennata dei tassi, che ha sospinto il margine di interesse del 45%, mentre le commissioni nette hanno subito una lieve contrazione del 2,4%”.

In miglioramento infine la qualità del credito: Npl ratio netto è in calo all’1,4% dall’1,5% e anche gli Stage 2 risultano in riduzione al 12,3% (dal 13,4%). Il costo del credito si è dimezzato allo 0,31%, con un’incidenza delle svalutazioni sui proventi operativi che passa dal 12,4% al 5,5%.