Di Maio: “Mai tassa patrimoniale, presto salario minimo”

3 Aprile 2019, di Alberto Battaglia

Il vicepremier Luigi Di Maio ha escluso la possibilità di introdurre una tassa patrimoniale “finché il M5s è al governo”. Affermazioni che si affiancano alla promessa che l’Iva non sarà aumentata, la cui realizzazione solo nel 2020 costerà (per il meccanismo delle clausole di salvaguardia) 23 miliardi di euro.

Ovvero, una cifra superiore al costo combinato di Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Nonostante gli scetticismi sulle coperture della prossima legge finanziaria, Di Maio ha ostentato sicurezza in un intervento sul suo profilo Facebook.

“Oggi apro i giornali e leggo che tra i sindacati, in particolare uno, c’è chi chiede l’introduzione di una patrimoniale. La stessa patrimoniale tanto cara al Pd. E’ sorprendente”, ha esordito il vicepremier riferendosi all’intervista comparsa su Repubblica al segretario Cgil, Maurizio Landini.

“Mettiamo le cose in chiaro: 1. Mai una patrimoniale, mai fino a quando il MoVimento 5 Stelle è al governo! 2. Subito il salario minimo, lo approviamo presto, con o senza il Pd!”, ha scritto Di Maio.

Niente patrimoniale e smentito anche aumento IVA

Lo stesso vicepremier, lo scorso 24 febbraio, aveva “smentito categoricamente” l’aumento dell’Iva l’anno prossimo; non era la prima volta che Di Maio sottolineava il concetto.

Indiscrezioni pubblicate il 2 aprile prospettavano un presunto aumento dell’Iva già questo luglio, in quella che sarebbe una exit strategy allo studio del ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

Sull’altro versante, quello leghista, si era fatta nuovamente strada la road map per l’introduzione graduale della flat tax. A farsene portavoce, a inizio marzo, era stato nuovamente il sottosegretario Armando Siri, che l’aveva definita “una sfida prioritaria”.

Non molto tempo dopo, infatti, lo stesso Di Maio, in un’intervista a Repubblica, aveva dichiarato che la flat tax è sì “un obiettivo del governo ma” che “non si può fare con i due miliardi della mini Ires: costa di più. Bisogna dirsi la verità e capire quanto”. La sfida sui conti pubblici, fra Lega e M5s, si preannuncia incandescente.