Debito pubblico, le tre cose che guardano gli analisti per capire la sostenibilità dell’Italia

2 Settembre 2020, di Massimiliano Volpe

A cura di Neil Mehta, assistant portfolio manager, BlueBay Asset Management

Guardando all’Italia dal punto di vista delle prospettive per i mercati obbligazionari, ci sono tre aree chiave che stiamo monitorando con attenzione: la sostenibilità del debito, in cui la crescita economica gioca un ruolo vitale; la stabilità politica e la minaccia dei partiti Euroscettici; e la portata di ulteriori misure di supporto da parte delle istituzioni dell’Unione europea.

L’Italia è stato il primo Paese in Europa a introdurre misure stringenti di lockdown a marzo e ne è emersa come esempio da seguire per far appiattire la curva dei contagi di Covid-19 in modo efficiente.

Nonostante il recente aumento del numero di nuovi casi tra la popolazione più giovane, il tasso di mortalità resta molto basso e i settori economici si stanno gradualmente normalizzando.
In ogni caso, l’ipotesi di nuovi lockdown è stata esclusa dal Ministro della Salute e l’economia sta vedendo una ripresa rispetto al secondo trimestre, supportata dalla riapertura del settore dei viaggi e del turismo, che rappresenta il 13% del Pil domestico.

Ultimi dati economici incoraggianti

A livello di aspettative per il prossimo futuro, gli indici di fiducia PMI sono rimbalzati bruscamente a giugno e luglio, per poi tornare a livelli più moderati ad agosto, soprattutto nel settore dei servizi, dove l’occupazione resta debole.

Detto ciò, i PMI manifatturieri hanno toccato il punto di massimo rispetto agli ultimi due anni, supportati dalla domanda domestica e dalle aspettative sulla produzione futura.
A livello di Pil, nel secondo trimestre abbiamo visto un calo del 12,4% su base trimestrale e ci aspettiamo una contrazione del 10% nel corso del 2020, prima di un rimbalzo a +6% nel 2021 e +2,5% nel 2022. Tuttavia, con l’Italia che continua a mostrare alti livelli di deficit, l’inflazione rimarrà probabilmente contenuta, e ci aspettiamo che il rapporto debito/Pil si muoverà attorno al 165% nel 2022, rispetto all’attuale 135%.

Debito pubblico sempre sotto la lente

Qualsiasi slittamento nelle politiche per la ripresa o ripristino dei lockdown potrebbe spingere questi numeri su livelli in cui la sostenibilità del debito diverrà nuovamente problematica. Tuttavia, livelli di debito così elevati non sono più anomali (ad esempio negli Usa il debito è pari al 155% rispetto al Pil), e con i tassi di interesse che resteranno bassi per diversi anni, gli elevati livelli di debito risultano più accettabili sia per il mercato che per le agenzie di rating.
Per questi motivi, è improbabile che le agenzie di rating declassino l’Italia nel breve termine, nonostante l’aumento del rapporto debito/Pil.

Il supporto istituzionale dell’Ue rappresenta un’ulteriore fonte di stabilità, perlomeno fino a quando i programmi di acquisto di asset della BCE resteranno accomodanti e il Recovery Fund sosterrà la crescita.

Il quadro politico

Sul fronte politico, il Primo Ministro attualmente gode di una popolarità mai avuta da quando è in carica, e ciò ha allentato le tensioni tra i partiti della coalizione, PD e M5S, che ora dovrebbero presentarsi insieme alle elezioni regionali contro la coalizione di destra.

Le prossime elezioni generali avverranno solo nel 2023, ma data la volatilità della politica italiana negli ultimi anni, non dovremmo sorprenderci del fatto che la coalizione di destra, che attualmente detiene il 40% dei consensi nei sondaggi popolari e che porrebbe maggiori sfide all’Ue, sia pronta a farsi avanti, specialmente nel caso in cui la coalizione attualmente al Governo dovesse sciogliersi.