Ray Dalio: le due incognite dell’invasione russa in Ucraina

3 Marzo 2022, di Valentina Magri

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia pone due inquietanti interrogativi per il celebre gestore di hedge fund  Ray Dalio.

Il primo è: “La la guerra si estenderà alla Nato?”.

Il secondo è “Quanto sarà solidale la Cina con la Russia?”.

Li ha sollevati entrambi in un articolo su Linkedin Ray Dalio, fondatore, co-cio e presidente di Bridgewater Associates, uno dei maggiori hedge fund al mondo. Dalio ha anche pubblicato l’anno scorso il saggio “Principles for Dealing with the Changing World Order: Why Nations Succeed and Fail“, che affronta i cambiamenti spesso estremi che rimodellano la politica globale e i mercati finanziari nel corso della storia.

In base alla sua analisi pubblicata su Linkedin nei giorni scorsi, il conflitto tra la Russia e l’Ucraina è solo l’ultima manifestazione del cambiamento dell’ordine globale in atto, ma al contempo una ripetizione di conflitti già avvenuti in precedenza nella storia.

L’impatto delle sanzioni inflitte alla Russia

Secondo Dalio, le sanzioni che Europa e Usa hanno comminato a Mosca e al suo sistema finanziario avranno un costo minimo per i paesi della Nato e un pesante impatto sulla Russia, al punto che “sarebbe sorprendente se non ci fosse una grande opposizione alle politiche di Putin, che potrebbe minacciare o rovesciare il suo regime, scrive il fondatore di Bridgewater Associates.

Dal canto suo, la Russia potrebbe reagire in modo consequenziale alle sanzioni, anche se c’è incertezza sul suo modus operandi. Putin a questo punto potrebbe fare in modo che anche a Nato abbia molto da perdere (ad esempio con un confronto nucleare) oppure fare dietrofront e raggiungere un compromesso (ma per Dalio è alquanto improbabile).

La Cina alleata della Russia?

Sempre sul fronte delle sanzioni, la Russia potrebbe essere sostenuta dalla Cina. “E’ risaputo che la Cina e la Russia sono molto allineate su vari fronti e questo potrebbe essere molto utile per minimizzare gli effetti delle sanzioni”.  Ad esempio, il sistema di pagamenti cinesi basato sullo yuan potrebbe essere impiegato dalla Russia, ora che le principali banche russe sono state escluse dallo SWIFT. Mosca infatti sta già pensando di affidarsi a Pechino per i pagamenti tramite il circuito CIPS. Qualunque sarà la decisione della Cina, “avrà un grande effetto su un ordine globale in rapido cambiamento”, assicura Dalio.

Il rischio di una guerra “calda”

Il fondatore di Bridgewater Associates è anche preoccupato di una possibile guerra “calda” che coinvolga i paesi della Nato, considerato che tipicamente queste guerre sono precedute da sanzioni economiche, inclusi il congelamento dei beni, i blocchi all’accesso ai mercati dei capitali e gli embarghi, proprio come è accaduto in queste settimane alla Russia. ”

In questo momento non abbiamo ancora visto una ritorsione da parte della Russia, anche se stiamo sentendo minacce nucleari e di altro tipo. Così sembra  di essere sull’orlo del baratro del ciclo, che è appena dopo la grande intensificazione degli attacchi di guerra economica e appena prima della guerra calda militare”. E sebbene le probabilità entrare in una guerra calda siano basse, Dalio non crede lo siano abbastanza da evitare di proteggersi da questa eventualità.

L’impatto di una guerra “calda” sugli investimenti

La possibilità di una guerra più ampia in Europa getta un’ombra su investimenti e beni tradizionalmente sicuri, scrive Dalio. Poiché perdere le guerre porta tipicamente a una totale distruzione di ricchezza e potere, “i mercati azionari rimasti aperti in anni di guerra sono stati in gran parte guidati da come i paesi hanno fatto nelle battaglie chiave, poiché questi risultati hanno spostato la probabilità di vittoria o sconfitta per ogni parte”.

Valentina Magri | Wall Street Italia

Proteggere la ricchezza in tempo di guerra è difficile perché le normali attività economiche sono ridotte, gli investimenti tradizionalmente sicuri non lo sono più, la mobilità del capitale è limitata, e sono imposte delle tasse elevate.

“Quando ci sono guerre calde, classicamente conviene vendere il debito e comprare oro, perché le guerre sono finanziate prendendo in prestito e stampando denaro, il che svaluta il debito e la moneta, e perché c’è una giustificabile riluttanza ad accettare il credito”, suggerisce Dalio. Del resto, nella storia l’oro o, in alcuni casi, l’argento o il baratto, erano la moneta del regno in tempi di guerra.