Crollo petrolio: metà dei bond faranno default

10 Dicembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Nel settore petrolifero c’è da attendersi una serie di default a catena. Le aziende energetiche stanno pagando caro il crollo dei prezzi dell’oro nero, scesi di oltre il 65% dall’estate dell’anno scorso, da 110 dollari a $37 al barile sui mercati americani.

I gruppi che hanno accumulato debiti durante il boom petrolifero rischiano di fare molto fatica a restituire i prestiti ottenuti negli anni d’oro e necessari per fare investimenti. Dalle ultime indicazioni e alla luce delle ultime decisioni controverse dell’Opec di non ridurre i livelli di produzione, la ripresa è ancora molto lontana nel tempo.

Il calo delle quotazioni sta sconvolgendo anche gli scambi a Wall Street, con l’agenzia Standard & Poor’s che ha lanciato un allarme preoccupante: il 50% dei bond junk emessi dai gruppi del settore sono a rischio di inesigibilità. Vuol dire che potrebbero fare presto default.

In totale si parla di 180 miliardi di dollari di debito a rischio insolvenza. Si tratta della cifra più alta dalla fine della Grande Recessione, negli Anni 30, e gran parte della somma si trova scritta nei bilanci delle compagnie energetiche.

“L’onda di default nel settore è in arrivo e potrebbe creare diversi ostacoli nel 2016”, scrive il gruppo Bespoke Investment in un report. La società americana non usa mezzi termini nel descrivere una situazione che reputa “abbastanza grave”.

Negli ultimi mesi la situazione si è ribaltata completamente rispetto agli anni del boom del gas di scisto, quando prendere denaro in prestito era poco costoso e consentiva alle aziende di indebitarsi per investire e finanziare le operazioni di trivellazioni.

Ora il prezzo break even indicato dalla maggior parte delle società per le attività petrolifere è di 40 dollari al barile. Sotto quel prezzo, non conviene fare affari e anzi si va incontro a perdite.

La crisi riguarda tutte le materie prime

Negli anni del boom la produzione di greggio è schizzata al rialzo, creando un’offerta gigantesca e scorte in sovraccarico, fattori che ora stanno contribuendo a schiacciare al ribasso le quotazioni del petrolio e a compromettere la capacità delle aziende energetiche di ripianare i loro debiti.

E la crisi non riguarda solo il settore petrolifero, basti pensare che – come riferisce l’agenzia di rating – una percentuale elevatissima dei bond nei comparti dei metalli e dell’acciaio sono a rischio insolvenza. Anche a causa dell’indebolimento della domanda proveniente dalla Cina e più in generale dai mercati emergenti, ora il 72% dei titoli del debito potrebbe fare default.

I prezzi di tutte le materie prime sono sotto pressione. Le quotazioni dei materiali di base come il ferro, i minerali ferrosi, il legno da costruzione, l’alluminio e il platino sono tornati sui livelli visti durante la crisi del 2008 e l’indice delle commodities di Bloomberg ha accusato un calo che lo ha portato ai minimi dal 1999. E il trend è poco confortante, in quanto i default societari stanno già aumentando di numero.

Fonte: CNN Money